GIBELLINA. Quando, settimane addietro, hanno iniziato la loro residenza artistica a Gibellina il collettivo “Stalker” di Roma – al secolo Lorenzo Romito e Giulia Fiocca – si sono posti due obiettivi: l’uno decementificare la zona attorno al lago urbano di Gibellina e l’altro di far vivere questo sito, fino a ora visto come “estraneo” dai cittadini, con interventi partecipativi. Ora, con la residenza in corso, gli obiettivi sono stati raggiunti. Quello che il gruppo “Stalker” ha fatto per Gibellina Capitale dell’arte contemporanea è uno degli interventi previsti dal dossier “Portami il futuro” col quale Gibellina ha vinto il titolo italiano, che riguardano proprio opere strutturali sul territorio e sulle opere d’arte in città.
Il lago, nato per raccogliere le acque piovane, originariamente all’interno del piano urbanistico dell’architetto Oswald Mathias Ungers, è rimasto sempre un’opera “estranea” ai gibellinesi. Mai completato così come avrebbe voluto Ungers, la natura se ne è appropriata e oggi il gruppo Stalker (che dal 1995 studia le aree di margine in Italia) lo ha trasformato in un ecosistema naturale oggetto di rigenerazione civica.

Questo a partire dal togliere cemento (il primo intervento in Sicilia di decementificazione di un sito pubblico per collocare piante e verde) sulla sponda del bacino dove si trovano piantati alcuni alberi di carrubo. Pochi rispetto alla quantità di cemento che è stata collocata quando è stata realizzata l’opera. «Di comune accordo con l’ufficio tecnico del Comune abbiamo fatto realizzare ulteriori 10 spazi togliendo cemento per oltre 50 metri quadri – racconta Lorenzo Romito – lì pianteremo altri alberi autoctoni». Ma non è il solo intervento che il gruppo Stalker ha fatto sull’opera. «Per consentire la passeggiata sul bordo del bacino abbiamo risarcito con terra parte della sponda in cemento – spiega Giulia Fiocca – dove piantumeremo piante di macchia mediterranea». Tra gli alberi, lungo via Empedocle, sono state anche collocate 10 panchine recuperate nei magazzini del cimitero, con vista verso il lago e verranno collocati due scivoli per consentire l’accesso a tutti alla passeggiata.
«Dar spazio alla natura significa restituire ossigeno e rinfrescare la città – ha detto Lorenzo Romito – farà sempre più caldo ed è una condizione alla quale dobbiamo abituarci. Le città europee stanno tutte depavimentando, piantando alberi e trattenendo acqua. Questo nostro intervento minimo a Gibellina può essere un inizio». La residenza artistica del gruppo Stalker al lago urbano di Gibellina è stata di tipo partecipativa, ossia sono stati coinvolti cittadini e bambini della città. «Abbiamo tenuto proprio al lago assemblea serali ascoltando i cittadini di Gibellina e il loro punto di vista per rigenerare questo luogo – racconta ancora Lorenzo Romito – siamo intervenuti tutti insieme per ripulire il lago dai rifiuti: abbiamo raccolto più di venti sacchi tra plastica e vetro. I bambini, invece, si sono espressi con disegni molto significativi». Un ulteriore intervento di rigenerazione è stato pensato anche per la collina che sovrasta il lago e attualmente lasciata incolta. Il lago urbano è considerato un habitat naturale per uccelli migratori ma anche stanziali, già censiti da specialisti dell’Università di Palermo.

La presenza del collettivo Stalker è un ritorno a Gibellina. Già nel 2000 il collettivo si rese protagonista – insieme a esuli curdi – della realizzazione del “Tappeto volante”, un’opera commissionata dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Fondazione Orestiadi che riproduce una porzione del soffitto della Cappella Palatina di Palermo come simbolo di unione tra i popoli del Mediterraneo. L’opera, realizzata con corda di canapa e fili di rame intrecciati, è stata esposta, durante le scorse Olimpiadi di Parigi del 2024, a Casa Italia Parigi, al Pré Catelan. Ora è tornata a essere esposta alla Fondazione Orestiadi.








