È andato in onda, domenica sera, alle ore 21.30, su RAI 1, il film “Sul cammino di Francesco. La vita di Biagio Conte”. Una fiction, realistica e profonda, sulla vita del missionario laico palermitano, dagli esordi della chiamata che l’ha portato ad Assisi fino al desiderio d’abbandonare tutto per dedicarsi ai poveri della stazione, e del mondo. E, all’unanimità, tutti, ci siamo commossi. Sono state ben rappresentate le sue sofferenze, gioie, speranze, le sue proteste silenziose a via di digiuni, e la voglia di rimboccarsi le maniche perché i fratelli di strada potessero trovare dimora. Non solo la sicurezza di un tetto e tre pasti al giorno, ma ascolto, comprensione, una famiglia. Biagio, ci è riuscito, ed è nata la Missione Speranza e Carità, a Palermo, che, nelle sue varie diramazioni, ospita ancora – malgrado la sua dolorosa (per noi) dipartita verso il Cielo – centinaia di uomini e donne, seguite ed accompagnate dal sacerdote, don Pino Vitrano, dai fratelli e le sorelle in cammino e i volontari.
Ma il film è piaciuto o no? Abbiamo raccolto alcune loro testimonianze.
“Ho visto il film. Mi sono commosso più volte perché hanno trasmesso bene, secondo me, il pathos e la tenacia di Biagio, don Pino e degli altri collaboratori. A fine visione, ero emozionato ed entusiasta per quello che sono riusciti da trasmettere”, dice Vincenzo Gaspari.
“Il film su Biagio Conte “Sul cammino di Francesco” ha il merito di avere raccontato a tutta l’Italia il privilegio che Palermo ha ricevuto: conoscere la testimonianza di un uomo di Dio che ha fatto del Vangelo una parola vivente – spiega Alessandra Turrisi, giornalista e autrice con Roberto Puglisi del libro “Ti posso chiamare fratello? La storia di Biagio Conte, missionario di Speranza e Carità” –. Non si tratta di una ricostruzione didascalica della vita del missionario laico, ma l’interpretazione intensa di Alessio Vassallo consente di cogliere la vocazione e l’amore visionario di un giovane palermitano che ha sposato “sorella povertà”, costringendo le istituzioni e gli uomini e le donne di questa città a cambiare necessariamente punto di vista davanti alla sofferenza e alle storie di chi viene lasciato ai margini della società. Raccontare Biagio, don Pino e la rivoluzione della Missione di Speranza e Carità non è cosa facile, ma la fede nella Provvidenza e la certezza che chiunque, anche chi vive il più grande dei fallimenti, ha diritto a una seconda possibilità sono messaggi che non possono lasciarci indifferenti. Fratel Biagio, come ha detto l’arcivescovo don Corrado Lorefice, ha ricevuto «il triplice dono di vivere da povero, con i poveri, per i poveri». Ha insegnato a tutti coloro che ha incontrato che l’altro è un fratello, una sorella. Chi di noi si è fatto penetrare dal suo sguardo di luce non può e non deve dimenticarlo mai, soprattutto oggi”.
“Alessio Vassallo ha fatto un lavoro eccelso nel costruire la sua interpretazione di Fratel Biagio – Fabrizio Escheri, volontario –. Non solo ha saputo ricreare lo sguardo pulito dei suoi occhi celesti, ma anche piccoli dettagli, come una piccola piega della bocca che sottintendeva un sorriso che Biagio a volte celava, o i momenti di smarrimento e dolore davanti alle ingiustizie e delusioni. Il film ci restituisce un Fratel Biagio credibile e, per chi ha avuto il dono di conoscerlo personalmente, veritiero. Anche l’interpretazione di don Pino (protagonista della storia della Missione sin dalle origini), mi è sembrata fatta con il cuore più che con la tecnica recitativa. Certo, per le esigenze di sintesi che un film televisivo porta con sé, molti passaggi della vita di Fratel Biagio sono appena accennati (come il periodo a Raddusa, le battaglie per i migranti e la costruzione delle altre comunità successive alle prime due). Non vi è traccia delle sorelle della comunità femminile (Mattia, Lucia e Alessandra). Non è fatta menzione al pilastro di Fratello Giovanni, che le due sedi iniziali ha contribuito a costruirle con le sue mani. Nel complesso, però, il film mi ha emozionato, fino alle lacrime. Fratel Biagio ci manca tantissimo! Spero davvero che questo film contribuisca a farne conoscere il carisma, diffondendo quell’amore incondizionato per ogni persona, primi fra tutti gli ultimi, di cui lui è stato testimone”.
“C’è stata grandissima commozione, durante la visione del film, coi fratelli accolti – aggiunge Ottavio Amato, volontario storico della Missione –. La fiction, malgrado alcune dimenticanze, ha fatto ben intendere chi fosse Biagio, il suo travaglio, il rapporto coi genitori, la fondazione della Missione. Eravamo tutti con gli occhi rossi e lacrime irrefrenabili. Un particolare molto carino è stato quando apparivano nel film le comparse, che erano i fratelli accolti, lì scrociavano applausi per la felicità. È stata una tempesta emozionale!”.
I dati ufficiali di ascolto Auditel parlano chiaro: 2.562.000 di spettatori, con il 17,7% di share. Un record importante! Per chi avesse perso la visione, ricordiamo che il film è già disponibile per la versione on-demand su RaiPlay.








