PALERMO – C’è un filo rosso sottile, ma indissolubile, che unisce la polvere delle strade di Palermo alla terra santa di Assisi, la tavola ricca dei banchetti mondani all’odore di fraternità dei dormitori di fortuna. È la storia di un uomo che ha scelto di farsi ultimo tra gli ultimi per insegnare a tutti che nessuno è invisibile.
Ieri sera, nei locali della Missione Speranza e Carità, subito dopo la celebrazione eucaristica domenicale presieduta da don Pino Vitrano – co-fondatore e guida spirituale della Missione, che oggi ne raccoglie l’eredità – la comunità si è ritrovata per un momento speciale: una proiezione aperta alla città del film TV Rai «Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte», organizzata direttamente dalla Missione. Un momento di profonda condivisione comunitaria dove, prima di accendere i riflettori sulla pellicola, ci si è seduti attorno alla stessa mensa per mangiare insieme un semplice piatto di lenticchie, come in una vera famiglia.
Il film, firmato dalla regista palermitana Costanza Quatriglio e interpretato dall’attore palermitano Antonio Vassallo, è stato scelto dalla Rai nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Un’opera che restituisce a pieno la misura di Biagio Conte come vero e proprio San Francesco contemporaneo.
Annullare le distanze: la carità che si fa presenza
«La carità senza accoglienza non esiste», ha ricordato nei giorni scorsi l’attore protagonista Antonio Vassallo. «Tra chi aiuta e chi viene aiutato c’è sempre una distanza, mentre Biagio questa distanza l’ha annullata perché voleva essere proprio come le persone che aiutava».
Nato a Palermo il 16 settembre 1963 in una benestante famiglia di imprenditori edili, Biagio cresce nel benessere. A sedici anni lascia gli studi per lavorare nell’azienda paterna. Ha una vita senza privazioni, ma segnata da un profondo vuoto interiore: «Mi stordivo con auto di lusso, griffe, belle ragazze», racconterà poi.
Il 5 maggio 1990, a 26 anni, la svolta: stanco di una società consumistica che lo ferisce, lascia tutto e si incammina verso le montagne dell’interno della Sicilia, cercando nel silenzio e nel distacco la vera libertà. Successivamente giunge ad Assisi, dove l’incontro con Carlos, un senzatetto, accende la scintilla della sua vocazione. Tornato nella sua Palermo, Biagio sceglie la strada: si china sui poveri della Stazione Centrale, dorme con loro sotto i portici e capisce che serve un luogo di riparo e di dignità.
Nel racconto del film emerge intensa anche la partecipazione dell’attrice catanese Donatella Finocchiaro, che veste i panni di una madre vittima di violenza domestica. In fuga dal dolore e dagli abusi insieme al suo bambino, la donna trova rifugio proprio nelle braccia accoglienti di Biagio e della sua opera, simbolo tangibile di una Missione capace di dare asilo e speranza a chiunque sia ferito dalla vita.
Con scioperi della fame e una tenacia evangelica che sfida le istituzioni e la burocrazia, conquista e riscatta spazi urbani abbandonati – come l’ex disinfettatoio militare di via Archirafi – trasformandoli in luoghi di rifugio e speranza. Ma non lo fa dall’alto: Biagio coinvolge gli stessi “fratelli ultimi”, valorizzando le competenze di ciascuno, da muratori a falegnami, restituendo loro non solo un tetto, ma la dignità del lavoro e dell’appartenenza.
Da quel primo nucleo del 1991 sotto i portici della Stazione Centrale, la Missione Speranza e Carità conta oggi 7 comunità che accolgono centinaia di persone. Come ha sottolineato l’Arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, Fratel Biagio ha ricevuto «il triplice dono di vivere da povero, con i poveri, per i poveri». Nella Missione, dove operano don Pino, Fratello Giovanni, Fratello Davide, le sorelle Mattia, Alessandra, Lucia, Silvana, Maria Luisa, insieme a novizi e volontari, non ci sono etichette: alcolisti, ex detenuti, immigrati, profughi o separati sono semplicemente fratelli e sorelle.
La Liturgia e l’Invito alla Festa: il banchetto è gratuito per tutti
La serata di ieri ha trovato il suo fulcro teologico ed esistenziale proprio nelle letture della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario. Nella sua omelia, don Pino Vitrano ha ripreso il cuore del Vangelo di Matteo (Mt 22,1-14): la parabola del Re che prepara un banchetto di nozze per il figlio. Di fronte ai rifiuti dei primi invitati, legati ai propri affari e campi, il Re manda i servi ai «crocicchi delle strade» per radunare «tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni».
È la metafora perfetta della vita di Fratel Biagio e della Missione. Come ricordava Papa Francesco all’Angelus del 15 ottobre 2023, Dio offre gratuitamente un’occasione di incontro e festa senza imporsi: «Dio si propone, non si impone, mai. Sant’Agostino diceva: “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”».
L’invito di don Pino Vitrano è stato chiaro: rispondere con gioia all’invito di Gesù alla sua mensa, un banchetto gratuito che non costa nulla ma richiede il “sì” della nostra libertà. Nelle letture di Isaia (Is 25,6-10a) e nel Salmo 23 («Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla»), così come nelle parole di San Paolo ai Filippesi («So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza… Tutto posso in colui che mi dà la forza»), si ritrova l’essenza dell’esperienza spirituale di Biagio Conte: la certezza che il distacco dalle cose materiali non è una perdita, ma il presupposto per essere ricolmati dell’unica ricchezza che salva.
Biagio e Carlo Acutis: la risposta dei giovani contro la solitudine del nostro tempo
Viviamo un tempo segnato da profondo disorientamento: guerre, violenze, depressione, insoddisfazione giovanile e una solitudine sociale sempre più aggressiva. In questo contesto, la scelta di spogliarsi delle illusioni del mondo per rispondere alla chiamata di Dio diventa una risposta concreta e controcorrente.
Un parallelo luminoso si intreccia proprio in queste ore con la figura di Carlo Acutis, di cui oggi ricorrono vent’anni dalla scomparsa, avvenuta nel 2006 a soli 15 anni per una leucemia fulminante. Anche Carlo, canonizzato il 7 settembre 2025 e le cui spoglie riposano ad Assisi nel Santuario della Spogliazione, proveniva da una famiglia di grande disponibilità economica. Eppure ha scelto di spogliarsi del superfluo: non solo ha fatto dell’Eucaristia il centro della sua vita e usato la rete internet per parlare di Gesù ai coetanei, ma ha dedicato parte del suo tempo al volontariato sul campo, portando cibo e sacchi a pelo ai senzatetto delle strade di Milano e prestando servizio nelle mense dei poveri.
Due vite diverse – quella del giovane milanese esperto di informatica e quella del missionario laico di Palermo tra gli invisibili della stazione – unite dallo stesso sguardo: la convinzione che la carità, il dono di sé e la risposta senza riserve all’invito di Gesù siano la sola cura alle ferite dell’uomo contemporaneo.
Fratel Biagio è tornato alla Casa del Padre il 12 gennaio 2023, a soli 59 anni. Ma la sua eredità, raccontata ieri dallo schermo ed eseguita ogni giorno dalle mani dei volontari e degli accolti della Missione, continua a gridare a Palermo e al mondo intero che l’amore resta l’unica rivoluzione capace di abitare le nostre periferie.








