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Palermo, nasce “Europe Direct” in un bene confiscato: ostello e sartoria sociale

La villa di Francesco Zummo diventa un polo per giovani, formazione, legalità e partecipazione europea

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Salvatore Di Stefano
Salvatore Di Stefano
Studente di scienze della comunicazione per i media e le istituzioni - giornalismo all'università di Palermo. Collaboratore del Mediterraneo 24, nonché volontario dell'Associazione San Giovanni Apostolo
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PALERMO. Europe Direct è un centro che permette ai cittadini di avere un contatto diretto con la Commissione e il Parlamento Europeo. Un polo informativo che consente ai cittadini di conoscere attività, programmi e iniziative che influenzano la vita quotidiana. Il centro si propone di favorire il loro coinvolgimento nelle politiche europee, partendo dai loro bisogni. 

Europe Direct sarà ospitato – in attesa dei lavori di ristrutturazione – all’interno di un bene confiscato alla mafia, appartenente a Francesco Zummo, “il re del sacco di Palermo”, che si trova in viale Regione Siciliana Nord Ovest. La villa è stata data in concessione dal Comune di Palermo all’associazione InformaGiovani ETS per la durata di circa 6 anni. Sono in corso i lavori di ristrutturazione.

Il bene confiscato “Europe Direct” (interno)

L’iniziativa nasce come frutto di un’importante collaborazione tra enti pubblici e associazioni del terzo settore, tra cui InformaGiovani, Associazione San Giovanni Apostolo, Caritas e S.I.M. (Sindacato dei Carabinieri). 

Il centro si propone come un polo polifunzionale all’interno del quale prenderanno parte diversi tipi di attività e progetti realizzati da ogni membro presente. Si tratta di una partnership che mira a creare un ponte tra l’Europa e i cittadini, soprattutto per quelli più difficilmente raggiungibile dalla comunicazione istituzionale. 

Le principali iniziative vedranno la realizzazione di un ostello e di una sartoria sociale, di cui si occuperanno rispettivamente InformaGiovani e l’Associazione San Giovanni Apostolo. Mentre la Caritas e il S.I.M. si concentreranno su altri tipi di progetti, come fornire uno spazio per la realizzazione di attività ludico ricreative per i giovani delle parrocchie del territorio o un campo di servizio per gli scout; ma anche realizzare una serie di programmi di sensibilizzazione alla legalità, alla lotta contro la violenza e di tutela contro le truffe.

Ogni ente si occuperà delle proprie attività, le quali saranno pensate in totale sinergia tra di loro. Si va a creare una struttura di lavoro circolare dove ognuno ha il proprio ruolo, ma tutti concorrono per il raggiungimento dei macro obiettivi prefissati, come l’affermazione della legalità e il miglioramento della vita sociale delle persone che ne prenderanno parte. 

“Questo progetto rappresenta un tassello, non l’unico, che permette a Palermo di aprire le porte all’Europa. Per ciò che riguarda le politiche sociali, di partecipazione e giovanili, InformaGiovani rappresenta già questo strumento, ma con l’ostello e il centro giovanile internazionale le porte dell’Europa si apriranno ancora di più. Ne è una conferma che la Commissione Europea, dai suoi account ufficiali, ha deciso di promuovere questa iniziativa perché ne riconosce il valore sociale”, spiega Pietro Galluccio, presidente di InformaGiovani. 

Per l’occasione abbiamo avuto la possibilità di intervistare Antonietta Fazio, presidente dell’Associazione San Giovanni Apostolo, la quale ci ha illustrato il ruolo e i compiti che avrà quest’ultima all’interno della villa: “Abbiamo individuato nel seminterrato della struttura come il luogo ideale per la realizzazione della sartoria sociale, in attesa dei lavori di messa in sicurezza e di ristrutturazione. Non sarà solo una semplice sartoria dove si realizzano abiti e riparazioni di questi, l’obiettivo è quello di creare un vero e proprio laboratorio per la formazione di nuove figure professionali. Ciò rappresenta per i cittadini meno abbienti un’opportunità non solo lavorativa, ma anche di aggregazione e di soluzione ad alcune delle loro problematiche, facendo confluire al suo interno altre figure quali psicologi e assistenti sociali.”

Queste iniziative consentono di far diventare un luogo nato dai soldi del narcotraffico un simbolo di riscatto, dove si creerà cultura, economia e partecipazione, il tutto in chiave europea. 

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