PALERMO. In occasione della giornata internazionale della non violenza, un sudario di 70 metri, su cui sono scritti i nomi di più di 18.000 bambini morti a causa dei bombardamenti a Gaza, ha attraversato alcuni quartieri della periferia palermitana.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione di otto istituti comprensivi del territorio – Giuliana Saladino, Cruillas, Rita Levi Montalcini, Russo Raciti, Michelangelo Buonarroti, Tomasi di Lampedusa – Boccadifalco, Uditore – Setti Carraro e l’I.I.S.S. Ascione – i quali hanno deciso di fare rete e sensibilizzare i propri studenti su un fatto che la scuola non può ignorare. Così facendo, i ragazzi e le ragazze prendono coscienza del genocidio che stanno subendo i loro coetanei dall’altra parte del Mediterraneo.

“Attraverso il lavoro degli uomini si può costruire la pace” – sono le parole di Giorgio La Pira, ex sindaco di Firenze, al quale è stata intitolata una scuola di Pozzallo. Questa frase è diventata per i membri organizzatori un motto su cui fare leva per diffondere un messaggio di tregua e serenità.
Il programma ha previsto un appuntamento al Cep, dove tutti gli studenti delle scuole organizzatrici, e di quelle che hanno aderito all’iniziativa, si sono riuniti per far partire un lunghissimo corteo, durante il quale i ragazzi hanno trasportato il sudario. La scelta di quest’ultimo non è casuale, infatti è il tessuto utilizzato nell’antica tradizione romana, ma anche islamica, per coprire i corpi dei defunti.
La tappa finale della marcia prevedeva l’arrivo a piazza San Paolo (Borgo Nuovo), passando prima da via Brunelleschi, viale Michelangelo e da piazza Santa Cristina. Qui ad attendere i ragazzi c’erano Dario Mangiaracina, Serena Ganci e Martina Cirri che, accompagnati alla chitarra da Elisa Zimbardo, hanno interpretato brani sociali e di pace di Rosa Balistreri.
“Oggi stiamo chiamando l’appello e mancano circa diciannove mila bambini nelle nostre classi. Quello che stiamo vivendo oggi è storia e non è una vicenda che dovremo leggere solamente sui libri tra vent’anni. La scuola ha l’obbligo di raccontare ai ragazzi e alle ragazze il dramma del genocidio che stiamo vivendo”, sono le parole di Giusto Catania, preside della scuola Giuliana Saladino. Il dirigente scolastico aggiunge: “Dal Cep è possibile far notare quello che si fa. Qui il rumore di fondo spesso nasconde quello che avviene nel mondo, nascondendo la realtà. Il fatto che oggi si stia verificando un genocidio non può essere cancellato dal rumore di fondo della periferia. Per questo motivo oggi ci sentiamo in dovere di fare rumore, affinché la pace faccia più rumore della guerra.”
Tra i presenti anche la consigliera comunale Mariangela Di Gangi, la quale ai nostri microfoni ha detto: “Palermo ha sempre avuto un legame molto forte con la Palestina, ospitando un’importante comunità palestinese, ma è anche gemellata con Betlemme e Khan Yunis, una delle prime città distrutte dallo stato israeliano. È impossibile ignorare quello che sta accadendo ed è importante che ognuno faccia la propria parte. Nonostante di fronte a una tale situazione ci sembra impossibile agire, ciò che noi cittadini possiamo fare è prenderci delle responsabilità in quello che si fa. Questo può essere un importante contributo e può determinare delle scelte, affinché le istituzioni, i governi facciano quello che ancora non hanno fatto: applicare il diritto internazionale e porre fine a un massacro senza eguali.”
La giornata di oggi ha rappresentato un’importante lezione di storia fatta a cielo aperto, dove le pagine dei libri sono state sostituite dalla presenza di ogni ragazzo e ragazza, i quali hanno contribuito a tenere viva la memoria di quei bambini che sono rimasti vittime delle atrocità della guerra.








