HomeCronacaProvinceMarsala, i fondi europei restituiscono ai ragazzi il campo di via Istria: «Qui la strada non è più l’unica scelta»

Marsala, i fondi europei restituiscono ai ragazzi il campo di via Istria: «Qui la strada non è più l’unica scelta»

Riqualificato con 700 mila euro, il centro sportivo “Gaspare Umile” ospita rugby, calcio femminile, doposcuola e attività sociali. Le Fenici Rugby: «I ragazzi che prima ci guardavano da fuori oggi vengono qui a correre e divertirsi»

Aggiungi Il Mediterraneo 24 alle tue fonti preferite di Google.
logo google
Daniele Viola
Daniele Viola
Giornalista pubblicista dal 2023 e laureando in Lettere Classiche, dirigo la testata Partinicolive.it e collaboro con diverse realtà editoriali, fin da quando avevo 11 anni. Nutro una profonda passione per la radio e la televisione, strumenti che utilizzo per dare voce al mio desiderio di raccontare la realtà con cura e dedizione. Unisco quotidianamente la mia formazione umanistica al dinamismo dell’informazione, cercando di narrare il presente con chiarezza e professionalità.
spot_img
spot_img

MARSALA. Per anni, nel quartiere popolare di Via Istria a Marsala, quell’isolato è stato soltanto un perimetro sterile fatto di edifici, solitudine e silenzi pesanti, dove l’unica certezza per centinaia di ragazzi era la strada. Poi, con l’aiuto delle realtà associative e sopratutto con il contributo concreto della politica di coesione europea, quel sobborgo è ritornato a splendere, facendo si che le nuove generazioni potessero riacquistare la vita quotidiana di una periferia troppo spesso lasciata ai margini dei bilanci, dei progetti di sviluppo e della memoria collettiva.
Oggi quel vuoto ha cambiato nome e sostanza, attraverso il verde acceso di un manto sintetico. Siamo al Centro Sportivo Polivalente “Gaspare Umile”, rinato grazie a un finanziamento di 700 mila euro nell’ambito dei fondi europei del PO FESR Sicilia. Ma fermarsi alle sole cifre significherebbe perdere di vista il cuore pulsante di questa storia. Quei fondi non sono serviti soltanto a realizzare un campo in erba sintetica o ad accendere potenti riflettori che adesso illuminano la sera del quartiere marsalese. Hanno finanziato un’idea organica di comunità, restituendo dignità, diritti e opportunità concrete a chi finora aveva conosciuto quell’hinterland solo come una condanna all’isolamento, come un “quartiere dormitorio” in cui nessun punto di riferimento era utile al ripristino della legalità.

Un campo restituito al quartiere

La sensazione che abbiamo provato quando siamo andati ad incontrare l’associazione “Fenici Rugby”, che gestisce l’impianto affiancata dalle realtà del calcio femminile e dalle associazioni sociali del territorio, è carica di speranza: un pomeriggio trascorso in Via Istria è denso di grida, risate e tacchetti che battono forte sull’erba. Si è scelto di affidare la gestione delle strutture e del campo da gioco realizzato a Enti del Terzo Settore iscritti al vigente Albo del Comune di Marsala. I cancelli del centro sono sempre aperti. Una dimensione semplice ma necessaria in un territorio difficile, che racconta una frattura ricucita con la pazienza del lavoro quotidiano.
«Prima il quartiere soffriva di questo, i ragazzi non avevano veramente dove andare, erano in giro per la strada e non avevano dei veri e propri punti di riferimento», dichiara il presidente Moreno De Biasi della Fenici Rugby Marsala. Quanto può valere, dunque, un campo da gioco dove prima c’erano solo pietre e abbandono? Per il quartiere la risposta non sta nei numeri, ma nelle voci dei protagonisti che ogni giorno donano una prospettiva diversa al contesto. «Questo campo, quando è stato ristrutturato dalla Comunità Europea, è stato fatto proprio con l’intento di combattere la dispersione scolastica. Il quartiere riconosce il campo, ne apprezza la bontà e i ragazzi che fino a ieri ci guardavano da fuori con un certo scetticismo, un certo distacco, oggi li vedi qui correre e divertirsi», afferma Sigfrido Russo, vicepresidente della società.

Non solo rugby: un presidio sociale

La forza di questo progetto sta nell’aver trasformato l’impianto in un presidio sociale a trecentosessanta gradi. Oltre le porte da rugby e le linee di gioco, il centro offre un doposcuola pomeridiano, attività aggregative, laboratori ludico-esperienziali, corsi di vario tipo, tra cui inglese e teatro e persino un ambulatorio medico per la prima assistenza e la guardia medica. «Non si fa solamente calcio o rugby, qui si fa doposcuola, qui si fa un ambulatorio medico, qui si offre un punto di riferimento per tutti gli abitanti del quartiere che diventa un vero e proprio presidio: presidio di legalità, presidio di trasparenza, presidio di socialità», spiega De Biasi ai nostri microfoni. In un’era in cui la socialità giovanile rischia di consumarsi nell’isolamento digitale, «il bilancio sociale è assolutamente positivo» e con un pizzico di orgoglio e tanta dedizione ci confidano che qualcosa in questi ultimi anni è cambiata, in meglio, «anziché trovarceli per strada o trovarceli dietro una PlayStation o un telefonino, i ragazzini e le ragazzine preferiscono venire qui a divertirsi».

L’Europa vista da via Istria

L’Europa e le sue risorse, viste da questo angolo di Sicilia, smettono di essere formule burocratiche, difficili da comprendere e lontane dalle esigenze reali di una comunità, per diventare un’opportunità tangibile. «Siamo la dimostrazione pratica, concreta e vivente che laddove c’è un’opportunità, laddove c’e un’offerta gestita in un certo modo, sicuramente si creano delle opportunità e delle offerte per i giovani. Impianti come questo non fanno altro che avvicinare l’Europa e l’Italia intera all’amministrazione pubblica, alla zona, a questi tipi di quartieri. Il target erano i bambini, gli abitanti più piccoli del quartiere, e quando hai ben chiaro non solo quello che devi andare a costruire ma il motivo per cui devi andare a costruire, non si parla più di predicare nel deserto ma di certezze», spiega un socio.

La cura dell’impianto e il futuro del progetto

Resta tuttavia un nodo fondamentale che riguarda il futuro e la custodia di quanto realizzato. «Può essere un modello a patto che ci sia il senso di responsabilità nella gestione della struttura, perché è chiaro che se uno vuole semplicemente mettere a lucro una struttura, per perderla ci vuole veramente poco. Invece bisogna avere rispetto, bisogna avere cura delle cose che ci vengono affidate. Non bisogna fare lucro su un’attività del genere, altrimenti parleremmo di una cattedrale nel deserto destinata a crollare».
Senza trionfalismi, chi lavora ogni giorno sul campo di via Istria rivendica solo l’impegno quotidiano verso le nuove generazioni, per contrastare il disagio giovanile, piaga sociale dei nostri giorni: «Non siamo speciali, noi facciamo solamente quello che va fatto. Questo è un progetto sano. Siamo assolutamente convinti che la rinascita sociale di una città passa da un campo sportivo», afferma un’allenatrice. Gli interventi esterni hanno previsto il recupero del campo con manto in erba sintetica, l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici, la posa di panchine e fioriere, la sistemazione dell’intera area circostante e la realizzazione di gradinate per 400 posti. È stata inoltre ristrutturata l’area adiacente riservata ai servizi, con spogliatoi, sale riunioni e spazi di aggregazione. Tanti anni fa è stato piantato un seme, che germogliando ha dato vita ad un presidio permanente di legalità, salute e comunità in un luogo che per troppo tempo aveva conosciuto soltanto abbandono. Quando l’Europa e le amministrazioni locali, con l’ausilio indispensabile dell’associazionismo, investono nei bambini e nei quartieri più vulnerabili, lo sport cessa di essere un semplice passatempo e diventa la leva più potente per riscattare un territorio.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img