HomeCronacaProvinceRosario Livatino, 36 anni dopo il sacrificio: «Il suo esempio guidi le istituzioni»

Rosario Livatino, 36 anni dopo il sacrificio: «Il suo esempio guidi le istituzioni»

Schifani ricorda il giudice ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. Questa sera a Canicattì la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Damiano

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CANICATTÌ (AGRIGENTO). Sono trascorsi 36 anni dall’uccisione di Rosario Livatino, il giovane giudice assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 lungo la Statale 640, mentre si recava al Tribunale di Agrigento. Nel giorno dell’anniversario, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ricorda la figura del magistrato, sottolineandone il rigore professionale, la fede e il senso delle istituzioni.

«Sono trascorsi 36 anni dal sacrificio di Rosario Livatino, giovane giudice siciliano e uomo delle istituzioni, che ha pagato con la vita l’impegno rigoroso nel contrasto alla criminalità organizzata e l’incorruttibile fedeltà ai principi di giustizia e legalità», afferma Schifani.

Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, Rosario Livatino fu ucciso il 21 settembre 1990, a pochi giorni dal suo 38° compleanno. Quella mattina del 21 settembre 1990 percorreva con la sua Ford Fiesta amaranto la Statale 640, diretto verso Agrigento. Viaggiava senza scorta quando fu raggiunto dagli uomini del commando mafioso. Dopo essere stato colpito dai proiettili, tentò di allontanarsi a piedi, ma venne raggiunto e assassinato.

Il giudice era consapevole dei rischi legati al proprio lavoro, ma continuò a svolgere le sue funzioni con rigore, senza rinunciare al proprio impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Un magistrato, un uomo di fede

Nel suo ricordo, Schifani evidenzia anche la dimensione religiosa che caratterizzò la vita di Livatino. «Animato da un’incrollabile fede religiosa, Livatino ha interpretato il ruolo di magistrato come una missione laica al servizio dello Stato, senza scendere mai a compromessi e contribuendo, con il suo esempio e la sua azione, al riscatto della nostra terra», sottolinea il presidente della Regione.

Una testimonianza che, nel corso degli anni, è stata riconosciuta anche dalla Chiesa. Nel 2021 Rosario Livatino è stato proclamato beato e martire della giustizia e della fede, diventando il primo magistrato della Chiesa cattolica a essere beatificato.

Per Schifani, quella eredità rappresenta ancora oggi un richiamo per chi ricopre incarichi pubblici: «Un’eredità morale e un rigore che devono continuare a ispirare l’azione di quanti ricoprono incarichi istituzionali, richiamando ciascuno di noi al dovere di operare con integrità, responsabilità e nell’esclusivo interesse dei cittadini».

La celebrazione a Canicattì

Nel giorno del 36° anniversario, il ricordo di Livatino torna anche nella Chiesa di Santa Chiara di Canicattì, dove sono custodite le sue spoglie. Questa sera, alle 19.30, sarà celebrata una messa in memoria del giudice martire, presieduta dall’arcivescovo Alessandro Damiano. Sull’altare della chiesa, da ieri, è stato collocato il motto particolarmente caro a Livatino, “Sub tutela Dei”, espressione che accompagna la sua memoria e richiama la fede con cui il magistrato visse il proprio servizio alla giustizia.

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