PALERMO. Una serata di incontro e convivialità. Liboria, Alessandro, Gilda, Daniela, Nicola e Nevena sono ritornati sul palco con la Compagnia dei senza dimora: un percorso avviato a ottobre 2024 con gli ospiti dei poli di accoglienza San Carlo, Casa San Francesco e Martin Luther King. Spogliandosi, infatti, dalla condizione che li ha portati a vivere in strada, raccontano con grande soddisfazione di essere visti sul palco pienamente come persone. Gli attori sono riusciti così a vivere, con emozione e tanta allegria, la possibilità di potere salire, anche quest’anno, sul palco del teatro con la performance “Anche per noi cambiano le stagioni”. L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Don Calabria.
In questo modo, il teatro diventa uno spazio significativo per esprimersi, incontrarsi e raccontarsi, ognuno con la propria voce e la propria storia. La serata, al Cineteatro Colosseum di Bonagia, presentata da Orazio Bottiglieri, è stata arricchita da monologhi e dalla musica. Assieme a loro con alcuni intermezzi canori e musicali si sono esibiti “I Petrolini”.
“Sono una persona indigente – ha raccontato Liboria, 64 anni – che vive dentro una struttura. Oggi, siamo contenti perché facciamo conoscere il nostro spettacolo. Generalmente, si pensa che per noi poveri non ci sia niente da fare. Le stagioni della vita esistono anche per noi e sono come quelle di tutte le altre persone. L’anno scorso siamo stati a Verona e il prossimo 2 ottobre reciteremo a Catania. L’importante per noi è essere visti perché per gli altri siamo sempre considerati invisibili. In passato, anche se per poco tempo, anch’io sono stata in strada muovendomi con il carrellino. Oggi, mi sento, grazie a chi mi segue, una persona nuova, più fiduciosa nel futuro e più sicura di me stessa. Il mio desiderio resta quello di avere una casa tutta mia magari facendo qualche lavoretto. Stasera vogliamo trasmettere, in modo allegro, la nostra rinascita”.

“È uno spettacolo emozionante – ha continuato Daniela, 49 anni – che ci fa stare insieme con lo scopo di portare un sorriso alle persone che ci vedono. Il teatro mi piace molto e mi aiuta tanto perché mi dà allegria e spensieratezza. Sono una persona vittima di violenza domestica e, in questo momento, sono in un dormitorio. Mi piacerebbe che le persone come noi vengano viste in maniera differente allontanando tutti i pregiudizi. Io non ho dormito in strada perché avevo paura ma ho dormito dentro le sale d’attesa degli ospedali. Oggi, mi sento una persona migliore perché, a poco a poco, sto superando tutte le mie paure legate al passato. Stare in un dormitorio è un momento di caduta della vita che, però, deve spingerci a rialzarci”.
“Fare teatro è importante – ha aggiunto pure Alessandro, anch’egli di 49 anni – perché ci aiuta a fare uscire una parte importante di noi. È bello stare insieme ed impegnarci nelle parti che recitiamo. Stare davanti ad un pubblico che ci vede per quello che sappiamo fare è molto gratificante”.
“In realtà quest’anno abbiamo voluto fare una festa – ha detto Marco Guttilla, coordinatore dell’area grave marginalità adulta per la Fondazione Don Calabria e coordinatore del progetto di accoglienza dei poli diurni e notturni finanziato dal Comune di Palermo – che, proprio attraverso il teatro, potesse davvero renderle protagoniste. A teatro ognuno può indossare qualsiasi maschera e, quindi, c’è la possibilità di essere se stessi, trasformandosi e divertendosi ma anche di piangere e di ridere. Per le persone senza dimora, che portano fardelli e storie di vita molto importanti, essere viste come persone in un altro modo – senza pietas e carità – è una grande opportunità per loro”.
La Fondazione Don Calabria, assieme ai partner La Panormitana, Il Centro diaconale valdese La Noce, la Croce Rossa Italiana e la Fondazione San Giuseppe dei Falegnami, lavora da anni nel progetto di accoglienza diurna e notturna delle persone senza dimora.








