SAMBUCA DI SICILIA – Oggi, terza domenica di maggio, Sambuca di Sicilia entra nel vivo della sua festa più grande dedicata a Maria Santissima dell’Udienza. Dopo la discesa del Simulacro nel primo pomeriggio e la sua collocazione sulla vara, questa notte una solenne celebrazione e la tradizionale processione percorreranno le vie del borgo. Corso Umberto I risplende con i suoi archi alla veneziana, il prospetto della Chiesa del Carmine è ridisegnato da luminarie d’autore e ogni via si accende di simboli mariani sotto i quali il simulacro farà tappa. Una devozione antica, che vide la Madonna proclamata Patrona di Sambuca nel 1847 e successivamente incoronata Regina nel 1903 con una corona d’oro realizzata grazie alle donazioni dei cittadini.

Quest’anno il tema guida delle celebrazioni è stato “Il mistero di Maria nella scrittura e nella devozione”. L’ottavario è stato predicato da Padre Giuseppe Damigella O.P., frate domenicano fortemente legato a Sambuca, affiancato dal parroco, Padre Giovanni Corona, che nei giorni scorsi ha introdotto il programma liturgico invitando la comunità alla preghiera e definendo la Vergine dell’Udienza come “anfora purissima ripiena dell’acqua viva attinta alla sorgente divina”, accompagnando con cura i fedeli in tutte le celebrazioni.
Il messaggio teologico: Maria, il “trait d’union” e l’arte come preghiera
Padre Damigella ha voluto sottolineare la centralità delle Scritture e la forza della tradizione sambucese, dove la fede si tramanda di madre in figlia, come dimostrato dalla consacrazione di nuove dame che ha visto partecipare contemporaneamente ben quattro generazioni di una stessa famiglia (mamma, figlia, nipote e pronipote). Un profondo legame identitario che unisce la città a Maria, simile a quello di Palermo con Santa Rosalia o Catania con Sant’Agata.

Il religioso propone una profonda riflessione teologica sull’attributo di Maria:
«Nel Rosario si parla di Maria come “l’irraggiungibile”, ma bisognerebbe cambiare l’aggettivo. Credo che Maria sia la persona che ci ha fatto raggiungere il Signore, perché attraverso l’incarnazione ha permesso a Dio di entrare nella nostra carne, di essere simile a noi. È la creatura più vicina a noi e a Dio, e diventa il trait d’union».
Padre Damigella, che unisce alla missione pastorale un profondo talento artistico, ha arricchito i giorni della festa dipingendo una rappresentazione della Madonna dell’Udienza proprio nella sagrestia della chiesa: «È stato bello dipingerla in una pausa ministeriale, perché era come avere la presenza fisica di Maria». L’arte, per il frate domenicano, è uno strumento per rendere visibile l’invisibile:
«La missione dell’arte sia questa: noi non creiamo, ma continuiamo a creare ciò che Dio ha creato, assemblando elementi preesistenti attraverso l’aspetto della fede. L’arte come preghiera nasce dalla matrice bizantina e dalla realtà orante dei monaci. Io, come Domenicano, penso all’esempio del Beato Angelico, del quale il Vasari diceva che non metteva mano al pennello senza aver fatto prima orazione: diventa una forma di contemplazione espressa e raffigurata».

Questa valenza si riflette nella pietà popolare: la statua viene trasferita nel fercolo con affetto, entusiasmo ed esplosioni di grida. «Sono tutte manifestazioni di grande affetto, una forma di preghiera anche questa. L’immagine ci deve preparare alla visione che avremo dopo la morte». Anche il movimento della vara tra i quartieri assume un valore profondo: «È come portare la Madonna nelle nostre case. Il primo cammino l’ha fatto Lei quando è andata da Elisabetta: percorre le nostre strade ed entra nelle nostre case per portarci Gesù e la grazia».
Dalla Germania a Sambuca: la commovente testimonianza di miracolo e accoglienza
Proprio ieri sera in chiesa, a conclusione dell’Ottavario, la comunità ha vissuto un momento di straordinaria commozione. A prendere la parola è stato un cittadino tedesco, uno dei tanti nuovi abitanti che hanno scelto di vivere a Sambuca grazie alla celebre iniziativa internazionale delle “Case a 1 euro”.
L’uomo ha voluto testimoniare pubblicamente il miracolo di guarigione ricevuto invocando proprio la Madonna dell’Udienza. Ha raccontato del drammatico incidente stradale subìto da sua sorella e dell’ictus che ha colpito lui stesso nei giorni scorsi: due prove terribili superate grazie alla fede e all’intercessione della Vergine. Questa testimonianza rappresenta un vero e proprio “filo rosso” contemporaneo: la dimostrazione di come la devozione, il pellegrinaggio e il viaggio – inteso come scoperta culturale e turismo per chi arriva per la prima volta a Sambuca – riescano a fondersi, trasformando i nuovi residenti da semplici visitatori a parte integrante del tessuto spirituale e identitario del borgo.

La storia: il miracolo di 451 anni fa e il legame con Cellaro
Questo legame così forte affonda le sue radici a 451 anni fa. Era il 1575 quando la Sicilia venne investita da un terribile colera che mieté numerose vittime anche a Sambuca. La peste cominciata nel 1575 cessò a Sambuca nel maggio 1576. Stremati dalla peste, gli abitanti si rivolsero alla Vergine, la cui statua marmorea era allora custodita nell’antica Torre di Cellaro, a valle dell’abitato. Al passaggio del simulacro in processione nella via Infermeria, trasformata in un lazzaretto, il morbo cessò. La liberazione definitiva avvenne di domenica, il 20 maggio 1576.
La Chiesa chiama la Vergine “Turris Eburnea” o “Davidica”. A protezione delle torri veniva storicamente posta la statua della Madonna. Una tradizione diffusa anche nei castelli di Italia, Francia e Germania dove molti luoghi fortificati sono adornati da immagini mariane: la Madonna veniva posta a protezione delle torri mentre queste proteggevano, a loro volta, le città. Nel caso di Cellaro, la statua fu collocata da Giacomo Sciarrino, a cui l’Ordine Gerosolimitano di San Giovanni di Rodi vendette il feudo omonimo (o dell’Ulmo), comprensivo di torre e mulino.

Ad un chilometro da Sambuca, nella Valle dei Mulini vicino al lago Arancio, oltre il fiume Rincione, sorge la Torre di Cellaro, dove si scorgono subito i resti dell’antico feudo. Al secondo piano, in una cavità dove vi era un forno, la memoria storica (tramandata dal racconto di un contadino affittuario) parla di una mula trovata morta ogni anno, ogni qualvolta il forno veniva utilizzato, come a punire la profanazione del sito. Lì la statua fu nascosta (forse per un tentato furto o un assalto alla torre) e ritrovata in quella cavità proprio nel periodo della peste. Arrivata originariamente da Mazara a schiena di mulo grazie a quattro marinai dopo l’approdo a Porto Palo (o in un porto più vicino), la statua rimase nel feudo “di San Giovanni di Cellaro” (dove resiste la chiesetta dedicata a San Giovanni, ricorrenza 24 giugno), prima di essere portata in paese dai sambucesi durante l’epidemia. In seguito alla Vergine “dell’Udienza” venne costruita la cappella degli Sciarrino nella Chiesa del Carmine, dove l’immagine di Maria rimase di loro proprietà e dove ancora oggi una lapide ne attesta il nome e l’avvenuta sepoltura.

Un messaggio di speranza per il futuro
In conclusione, le parole di Padre Giuseppe Damigella risuonano come un mandato spirituale e sociale per tutta la comunità, vecchia e nuova, di Sambuca:
«Io credo che questa sia un’opportunità per tutti i Sambucesi di poter manifestare la devozione nei confronti della Madonna attraverso una vita corrispondente a quello che la madonna vuole. La madonna dice “fate quello che lui vi dirà”: ciò che ci dice Gesù nel Vangelo cerchiamo di attuarlo per una società più giusta, più sana, più onesta, più celebrata, più fraterna».








