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sabato, 4 Dicembre 2021
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L’esperienza di LAB.ZEN 2: Generare bellezza a Palermo come “arma” di riscatto sociale

In un bene confiscato alla mafia, in via Astorino, l'attività della sartoria fondata da Maruzza Battaglia con una forte vocazione sociale. Dai tirocini ai corsi, alla vendita delle borse realizzate e l'impegno di Salu, originario della Guinea

Yuri Testaverde
Ha studiato Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma. Impegnato nel mondo sociale, è stato membro attivo di diversi progetti in ambito socio-politico tra Roma e Palermo, dove ha curato le pubbliche relazioni per il network RenUrban. Dal 2018 collabora con il mensile Cntn e, da ottobre 2020, con "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Quando si entra nel laboratorio sartoriale di LAB.ZEN2, in un bene confiscato alla mafia a Palermo, si ha subito la percezione di respirare nell’aria qualcosa che abbia a che fare col bello. Ed è proprio il “valore del bello”, inteso come leitmotiv interiore, che ha spinto la fondatrice Maruzza Battaglia verso questa entusiasmante avventura di una donna tra le donne, diventata ormai più che decennale.
Una storia che, proprio come la vita, va avanti nel tempo con un percorso fatto di gioie, dolori, avanzamenti, ricordi, memorie, luci della ribalta, ma in cui non è mai mancato l’elemento di attenzione e di centralità della Persona attraverso la funzione sociale del lavoro.

Come nasce LAB.ZEN2

LAB.ZEN 2 vede la luce nel luglio del 2008 da un’idea di Maruzza Battaglia, proveniente da una nota famiglia di commercianti di marchi di alta moda, che sceglie di concedersi un sogno e di concederlo anche alle donne del problematico quartiere palermitano dello Zen attraverso un laboratorio sartoriale che favorisca un virtuoso percorso di crescita personale e di riscatto sociale per risollevare a zona dal lungo degrado. Un piccolo seme di speranza, dunque.
Rosi Antonelli, residente del quartiere dello Zen, decide di affiancare l’ardita idea di Maruzza Battaglia e, nel giro di pochissimo tempo, i prototipi disegnati dalla stilista palermitana Marina Lo Verso e realizzati da Maruzza e Rosi, diventano 40 borse di lusso dal marchio LAB.ZEN2   Non si fa attendere la risposta solidale della cosiddetta “Palermo bene”, che decide di acquistare le borse per la loro pregevole fattura e particolarità, inserita nella migliore tradizione sartoriale italiana.

Sempre più giornali ed attori sociali si incuriosiscono verso il progetto. Il lavoro attraverso “la creazione del bello”, dunque, diventa occasione e possibilità di riconoscimento di capacità umane e professionali e di riscatto sociale attraverso l’autonomia finanziaria, in una realtà che conosce pochi diritti e tanti soprusi di genere. Nel novembre del 2008 LAB.ZEN 2 diventa associazione Onlus e nel febbraio 2009 riceve l’assegnamento di una sede dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) all’interno dell’Insula 3 dello Zen ma si imbatte con le problematiche locali di occupazione abitativa, proprio nel momento in cui una coppia di giovani decide di andare a vivere in quei locali appena assegnati.

Maruzza non si perde d’animo, e trova conforto ed accoglienza nella parrocchia di San Filippo Neri, che le concede dei locali dove organizzare dei corsi di formazione nel settore, motivo per cui l’associazione riesce a ricevere 25.000 euro dal Comune di Palermo e 4.000 euro dall’Ars. La Scuola di cucito riesce così a vedere la luce con la docenza di due professori dell’Istituto IPSIA di Palermo e l’assistenza tecnica di Rosi Antonelli, che si ritrova sempre più protagonista di questa realtà di riscatto.

La sede in un bene confiscato alla mafia

L’esperienza può procedere proficuamente per alcuni anni e dopo un periodo di soddisfazioni ma anche di ostacoli sociali, nel 2015 l’associazione partecipa ad un bando del Comune di Palermo per l’assegnazione di beni confiscati alla mafia, riuscendo ad ottenere una sede a San Lorenzo, realtà geograficamente non distante dallo Zen; è la prosecuzione, in veste rinnovata, delle attività già svolte e dal forte connotato sociale.

Dopo la lunga ristrutturazione dei locali e la riapertura, nel 2017 può essere dato l’avvio al primo laboratorio formativo della nuova sede, rivolto alle fasce disagiate del territorio palermitano e aperto anche a cittadini di diverse nazionalità. Uno di questi è Salu, come oggi lo chiamano affettuosamente un po’ tutti, ragazzo originario della Guinea che, dopo il periodo di tirocinio, oggi contribuisce attraverso il suo lavoro alla produzione di quelle borse ed accessori che seguono un preciso taglio sartoriale, potendo contare su tessuti preziosi, macchinari tessili ed attrezzatura di prim’ordine che si trovano all’interno della rinnovata sede di via Astorino.

Le attività di tirocinio, i corsi trimestrali e la vendita, ad oggi operative in varie forme e modalità, continuano a rimarcare il modello originario dell’associazione: generare bellezza come arma di riscatto, e non solo nel tessuto sociale palermitano ma anche diffondendo la pratica solidale in molte altre città d’Italia, dato che il marchio LAB.ZEN 2 è ormai conosciuto ed apprezzato da anni in tutto il territorio nazionale.

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