HomeBuone notizieLipari, l’Orto Sociale guarda oltre i campi: laboratori e uno spazio per i più piccoli

Lipari, l’Orto Sociale guarda oltre i campi: laboratori e uno spazio per i più piccoli

Da sei anni il Magazzino di Mutuo Soccorso coltiva un terreno affidato da una proprietaria dell’isola. Dopo i grani antichi e le lenticchie, il progetto punta a raccogliere l’acqua piovana, avviare corsi e rendere l’orto un luogo di incontro

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LIPARI. Ogni autunno, quando riprendono i lavori nell’Orto Sociale, il Magazzino di Mutuo Soccorso Isole Eolie convoca un’assemblea pubblica. Partecipano i soci e possono unirsi anche persone esterne all’associazione: è lì che vengono assegnati i piccoli lotti a chi desidera coltivarli. Il resto del terreno ospita invece le coltivazioni collettive. Da sei anni questo spazio è tornato così a essere un luogo di lavoro, incontro e condivisione. «Al momento abbiamo recuperato un grande terreno, “grande” rispetto alle lillipuziane misure e proporzioni insulari, ovviamente», racconta Luigi Mazza, del Magazzino di Mutuo Soccorso. A metterlo a disposizione è stata Nunziatella, una proprietaria che Mazza descrive come «molto attenta alla vita sociale dell’isola e vicina alle nostre battaglie legate alla tutela dell’ambiente e al contrasto allo spopolamento».
I lotti individuali sono coltivati soprattutto in inverno. Per ampliare le possibilità dell’orto durante l’anno occorre infatti migliorare «il sistema di raccolta e stoccaggio delle acque piovane», spiega Mazza. È uno dei prossimi interventi previsti, insieme alla sistemazione di un piccolo deposito in cui conservare le attrezzature.

Il recupero del terreno porta con sé una sfida più ampia: conservare le conoscenze legate alla sua coltivazione. «Purtroppo, a rischiare di sparire è l’intera tradizione rurale eoliana, e non solo le singole conoscenze», osserva Mazza. A eccezione dei capperi e della viticoltura, attività più remunerative, molte delle antiche colture locali sono state accantonate negli ultimi decenni. «Per fortuna Lipari sta vivendo una nuova stagione agricola, con la ripresa della coltivazione dei grani antichi siciliani».
Negli anni scorsi anche i campi dell’Orto Sociale hanno ospitato i grani Anforeta e Perciasacchi. Lo scorso inverno, invece, il Magazzino ha scelto di coltivare lenticchie su tutti i terreni precedentemente destinati al grano. «Da un lato abbiamo fatto riposare e azotare i terreni, dall’altro abbiamo provato a rimettere in moto una delle più antiche ed eroiche tradizioni agricole eoliane», dice Mazza.

I prossimi passi riguardano anche le persone che potranno frequentare l’orto. L’associazione vuole creare «uno spazio di aggregazione, soprattutto per i più piccoli», rendendo il terreno fruibile anche per attività diverse dalla coltivazione. Intanto stanno prendendo forma corsi e laboratori di potatura, innesto, panificazione e autocostruzione di forni a legna, alcuni anche con finalità professionalizzanti. Alla domanda sul contributo che iniziative come questa potrebbero dare a un’economia meno dipendente dalla stagione turistica, Mazza risponde senza enfasi: «Sono prime piccole gocce».

L’Orto Sociale è sostenuto dal bando Fuoristagione della Fondazione Sanlorenzo. «Esperienze come questa ci raccontano quanto le piccole isole sappiano trovare nelle proprie comunità e nelle proprie risorse le energie per costruire risposte concrete ai bisogni del territorio», afferma Cecilia Perotti, che guida la Fondazione con il padre Massimo e il fratello Cesare. «Alla base di questa iniziativa non c’è soltanto il desiderio di mantenere viva e tramandare una tradizione agricola», prosegue Perotti, «ma soprattutto la volontà di più persone di mettersi insieme, prendersi cura di uno spazio comune e rispondere a un bisogno condiviso». Per la Fondazione, il valore dell’esperienza sta anche nei rapporti che genera: «Progetti come questo non si limitano a recuperare un terreno o a riportare in vita pratiche agricole, ma fanno nascere e rafforzano legami tra le persone, il territorio e la sua memoria». Sono, conclude, «buone pratiche» da accompagnare per «costruire un futuro più sostenibile, per le persone e per i territori».

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