PALERMO. Uno spazio dedicato a figure femminili che, in epoche e ambiti differenti, hanno lasciato un segno nella vita civile, culturale, sociale e istituzionale della Sicilia. Con questo obiettivo è stata inaugurata a Palermo la “Sala delle Donne”, promossa da Terziario Donna Confcommercio con il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati e ospitata all’interno del Museo del Presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino“. Non una semplice esposizione, ma un luogo di memoria viva, riconoscimento e consapevolezza attraverso una selezione di storie esemplari. La Sala rende visibile un patrimonio di coraggio, competenze, impegno e responsabilità civile che appartiene alla memoria collettiva e continua a parlare alle nuove generazioni.
Il progetto affonda le sue radici nel 2016, quando a Montecitorio venne inaugurato uno spazio di rappresentanza dedicato alle prime donne entrate nelle istituzioni della Repubblica italiana. Fu il Terziario Donna nazionale di Confcommercio, allora presieduto da Patrizia Di Dio, a promuoverne la diffusione sul territorio, con l’obiettivo di valorizzare il contributo femminile alla storia delle comunità locali.
“Questa Sala – racconta Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo – nasce per dare un tangibile riconoscimento alle tante donne palermitane e siciliane presenti nei fatti e nella storia di questa terra ma spesso assenti nelle narrazioni. Donne che hanno costruito, innovato, curato, amministrato, fatto impresa, aperto strade, affrontato difficoltà, rotto schemi, combattuto per i diritti. Abbiamo privilegiato donne che sono dei modelli, che hanno aperto una strada, superato un limite, ricoperto per prime un ruolo o reso possibile qualcosa che fino ad allora sembrava non esserlo. La Sala delle Donne di Palermo viene inaugurata nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni del primo voto delle donne, a ricordare quanto lunga sia stata la strada percorsa e quanto recenti siano certe conquiste che oggi potremmo essere tentati di considerare scontate”.
Alle pareti della Sala trovano spazio i volti e le storie di donne che, dall’epoca medievale ai giorni nostri, hanno contribuito a trasformare la società siciliana, distinguendosi nella cultura, nella politica, nella scienza, nell’imprenditoria, nell’impegno civile e nella difesa dei diritti. Una selezione di storie e percorsi differenti che non ha alcuna pretesa di esaustività.
Le figure scelte per questo percorso di memoria sono Adelasia Del Vasto, Rosalia Sinibaldi, Costanza D’Altavilla, Nina Siciliana, Bella De Paija e Virdimura De Medico, Bianca Di Navarra, Eleonora De Moura, Maria Paternò, Giuseppa Calcagno, Giuseppina Turrisi Colonna, Franca Florio, le donne dei Fasci Siciliani, Ottavia Penna Buscemi, Vittoria Giunti, Concetta Mezzasalma, Giuliana Saladino, Elda Pucci, Margherita De Simone, Elvira Giorgianni Sellerio, Francesca Morvillo, Maria Falcone, Franca Viola e Rita Atria.
La Sala delle Donne, per il suo valore simbolico e istituzionale, ha trovato una collocazione particolarmente significativa all’interno del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Non poteva esserci luogo più adatto – ha aggiunto Patrizia Di Dio -, così simbolico della memoria civile, per offrire concreta testimonianza di come il protagonismo femminile sia stato, e continui a essere, un pilastro della memoria civica collettiva e della crescita della comunità”.
La professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone, si è detta “felice che il Museo del Presente accolga la Sala delle Donne. In questo luogo custodiamo la memoria di mio fratello Giovanni e di Paolo Borsellino e cerchiamo di trasmettere ai più giovani il senso di responsabilità con cui hanno servito le istituzioni. È lo stesso senso di responsabilità che ritrovo, in forme diverse, nelle storie delle donne a cui questa Sala è dedicata. Ciascuna, nel proprio tempo e nel proprio lavoro, ha contribuito alla crescita della Sicilia, difendendo diritti, assumendo incarichi fino ad allora preclusi alle donne o aprendo nuove possibilità per chi è venuto dopo. Sono certa che tutte le persone che visiteranno la Sala potranno riconoscere, in queste storie, quanto contino le scelte di ciascuno nella vita di una comunità”.
“Questa Sala vuole parlare soprattutto alle ragazze e ai ragazzi che la visiteranno – spiega Margherita Tomasello, presidente di Terziario Donna Confcommercio – per dire loro che dietro ogni strada che oggi percorriamo con naturalezza c’è stato qualcuno che, prima di noi, ha avuto il coraggio di aprirla: le loro storie ci dicono che anche noi possiamo assumerci la responsabilità di incidere sul nostro tempo, di cambiarlo in meglio, di lasciare un segno”.
La ricerca storiografica è stata curata dall’avvocato Concetta Giallombardo: “Un impegno gratificante, premiato dalla conoscenza storica di queste donne formidabili, alcune delle quali sono emerse da un oblio consolidato dall’esercizio del potere maschile che nel passato tendeva a cancellare il contributo delle donne nella trasformazione della società. Sarebbe bellissimo averle tutte qui a raccontare la loro affascinante storia”.
All’iniziativa sono intervenuti il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, la deputata segretaria e presidente del Comitato Pari opportunità della Camera dei Deputati, Carolina Varchi, il presidente del Museo Vincenzo Di Fresco, il curatore generale e direttore del Museo, Alessandro De Lisi.
Le protagoniste della Sala delle Donne
Adelasia Del Vasto (Piemonte, 1074 – Patti 1118) – Nobildonna aleramica del Monferrato, sposò nel 1087 Ruggero I d’Altavilla, contribuendo all’alleanza tra Normanni e Aleramici e favorendo l’insediamento in Sicilia di comunità piemontesi, da cui nacquero le colonie lombarde dell’isola. Dopo la morte del marito esercitò la reggenza con intelligenza, fermezza e visione politica, trasferendo il centro del potere da Mileto a Messina e poi a Palermo, e ponendo le basi del Regno di Sicilia. Considerata la “madre” del Regno, nel 1109 redasse il Mandato di Adelasia, il più antico documento cartaceo d’Europa, scritto in greco e arabo, preziosa testimonianza della continuità dei legami tra la Sicilia normanna e il mondo arabo.
Rosalia Sinibaldi (Palermo, 1130 – 1170) – Nacque nel 1130 da Sinibaldo Sinibaldi, discendente da Carlo Magno, e da Maria Guiscardi, nipote del re Ruggero II di Sicilia. A quindici anni si rifiutò di sposare il nobile Baldovino decidendo di abbracciare la fede. Si rifugiò nel monastero del Santissimo Salvatore e successivamente in una grotta a Santo Stefano di Quisquina, dove visse per dodici anni, lasciando testimonianza della propria scelta di vita. Al di là della dimensione sacra, la sua figura incarna la forza e la determinazione di una donna capace di sottrarsi alle convenzioni del tempo. Il 9 giugno 1625 le sue reliquie, ritrovate sul monte Pellegrino, furono portate in processione a Palermo e alla sua intercessione venne attribuita la liberazione della città dalla peste. È la Santa Patrona di Palermo e viene onorata solennemente ogni anno il 15 luglio.
Costanza D’Altavilla (Palermo, 1154 – 1198) – Figlia postuma di Ruggero II, re di Sicilia. Per lungo tempo visse in un monastero, lontana dal potere. Nel 1186, all’età di 32 anni, sposò Enrico VI di Hohenstaufen, figlio dell’imperatore Federico Barbarossa: un matrimonio che unì la Sicilia all’Impero. Nel 1194 nacque Ruggero Guglielmo, il futuro Federico II, uno dei più grandi sovrani del Medioevo. La nascita avvenne quando Costanza aveva 40 anni e la leggenda vuole che si sia fatta assistere da una levatrice e abbia partorito in una tenda in piazza a Jesi, davanti a tutti, per sgomberare ogni dubbio sulla sua maternità. Un gesto dal significato politico oltre che personale.
Nina Siciliana (XIII secolo) – Figura della cultura tardomedievale, è ricordata come la prima donna di cui si abbia notizia ad aver sperimentato la composizione di rime in volgare nell’ambito della cultura poetica sviluppatasi nel Duecento tra Sicilia e Toscana. A lei viene attribuito il sonetto “Qual siete voi, sì cara proferenza”, risposta poetica a Dante da Maiano, nella quale emerge una voce femminile consapevole, capace di esprimere sentimenti e affermare la propria individualità in un panorama letterario prettamente maschile. Sebbene l’attribuzione dei componimenti sia ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, Nina conserva un importante valore simbolico: quello di una donna che, alle origini della poesia italiana, rappresenta la possibilità di esprimersi attraverso una voce autonoma.
Bella De Paija e Virdimura De Medico – Vissero tra il Trecento e il Quattrocento e si distinsero per la loro perizia nell’arte medica e per l’assistenza prestata alle donne e ai poveri. Incontrarono forti ostacoli da parte del mondo medico maschile che tuttavia dovette riconoscerne il valore e consentire loro di esercitare la professione. Bella de Paija apparteneva alla numerosa comunità ebraica di Mineo e fu una delle prime figure femminili a esercitare la medicina. Virdimura de Medico, di Catania, anch’ella di origini ebraiche, fu la prima donna autorizzata ad esercitare la medicina e la chirurgia in Sicilia. Chiese che nel suo documento di abilitazione fosse riportata la volontà di “poter curare i poveri e tutti quelli che non potevano pagare gli esosi onorari richiesti dagli altri medici”.
Bianca Di Navarra (XV secolo) – Nel 1402 sposò per procura Martino I, re di Sicilia. Nell’estate del 1408, quando il marito partì per una spedizione di riconquista della Sardegna, venne nominata reggente del regno di Sicilia. Bianca esercitò il potere reale con autorevolezza, confrontandosi con l’aggressiva nobiltà locale. Lasciò la Sicilia nel 1415 e venne nominata ufficialmente erede al trono di Navarra di cui divenne Regina nel 1425. Durante la sua permanenza in Sicilia, nel 1405, dal castello normanno di Paternò emanò le “Consuetudines Terre Paternionis”, un sistema di norme in materia di diritto civile, codificato in lingua latina, che comprendeva 87 articoli riguardanti diritto matrimoniale, privato e commerciale.
Eleonora De Moura (? 1642 – Madrid, 1707) – Nel 1677, designata erede dal marito Aniello de Guzman y Carafa, assunse la carica di Viceré di Sicilia, sotto la corona di Spagna. Fu la prima ed unica donna a ricoprire questo alto incarico. Contrariamente alle aspettative della nobiltà e del clero, e contrastandone con fermezza e intelligenza l’opposizione,nel brevissimo periodo di appena 28 giorni in cui rimase in carica, promosse alcune delle riforme più innovative del tempo, volte a migliorare le condizioni di vita delle classi più povere e delle donne più emarginate. Abbassò il prezzo del pane, ridusse le tasse per le famiglie numerose e istituì un fondo destinato a fornire una dote alle donne più povere che desideravano sposarsi. Venne destituita dopo 28 giorni: i suoi oppositori sostennero che, in quanto donna, non poteva assumere la carica di legato papale, titolo indivisibile da quello di Viceré. Andrea Camilleri le ha dedicato il romanzo “La rivoluzione della luna” che, come afferma Salvatore Silvano Nigro, è anche un omaggio alla regalità della donna.
Maria Paternò (Catania, XIX secolo) -Fu la prima donna ad ottenere il divorzio senza il consenso del marito, nel 1808. Secondo quanto riportato dalle cronache del tempo, le accuse mosse al marito riguardavano il suo comportamento, descritto come quello di un uomo.
Giuseppa Calcagno (Palermo, ca. 1820 – Palermo, dopo il 1848) – Passata alla storia come “Peppa la Cannoniera”, è una delle figure più vivide e popolari delle insurrezioni palermitane del 1848. Il suo nome è diventato simbolo del coraggio femminile delle classi popolari in un momento di svolta storica per la Sicilia e per l’Europa intera. Nel 1848 Palermo insorse contro il dominio borbonico, dando avvio a una delle prime rivolte della stagione rivoluzionaria europea.
Giuseppina Turrisi Colonna (Palermo, 1822 – 1848) – Nella metà dell’Ottocento, in un contesto in cui le donne erano spesso relegate sullo sfondo delle vicende pubbliche, Giuseppina riuscì ad affermare la propria voce. Proveniente da una famiglia aristocratica, ebbe la possibilità, ancora rara per una donna dell’epoca, di ricevere un’educazione che le consentì di sviluppare i propri talenti. Nel 1843 giunse da Parigi arriva un prestigioso riconoscimento: le venne richiesto un componimento da inserire nel “Parnaso italiano dei poeti contemporanei”. Scrisse l’ode “Alle donne siciliane” il cui messaggio era proprio che le donne potessero e dovessero risollevare le sorti della patria. Morì di parto a soli 26 anni.
Franca Florio (Palermo, 1873 – Migliarino Pisano (PI), 1950) – Francesca Paola Jacona della Motta di San Giuliano, conosciuta come Franca Florio, nacque in una nobile famiglia e sposò Ignazio Florio, erede di una delle più importanti realtà imprenditoriali e finanziarie dell’epoca. Di lei resta un ricordo indelebile nel panorama storico e culturale. Sarebbe tuttavia riduttivo limitarne la figura alla sola dimensione mondana, senza riconoscerle anche la capacità, rara per una donna dell’epoca, di affrontare le situazioni più difficili con una straordinaria padronanza di sé.
Le donne dei Fasci Siciliani (Sicilia, fine XIX secolo) – Il movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori, nato nel 1889, chiedeva sostanziali riforme fiscali e una normativa agraria che consentisse una redistribuzione delle terre. All’interno del movimento la presenza femminile fu numerosa, convinta e tenace. In un’epoca in cui le donne non godevano del diritto di voto, seppero dare testimonianza di impegno civile, forza morale e capacità organizzativa. Diedero vita a sezioni femminili, tra cui la più numerosa fu quella di Piana degli Albanesi, con oltre mille donne attive. In tutta la Sicilia costituirono una struttura di sostegno e di ispirazione del movimento, partecipando anche ai drammatici scontri di piazza.
Ottavia Penna Buscemi (Caltagirone, 1907 – 1986) – Durante la seconda guerra mondiale si impegnò personalmente, anche a rischio della vita, in attività di solidarietà e sostegno ai bisognosi e ai giovani emarginati. Il 2 giugno 1946 venne eletta all’Assemblea Costituente entrando a far parte del piccolo ma determinato gruppo delle 21 Madri Costituenti su un totale di 556 deputati. Il contributo di queste donne fu fondamentale per l’affermazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, che riconosce espressamente la pari dignità sociale senza distinzione di sesso. La sua figura rappresenta l’impegno femminile nella fondazione della democrazia italiana.
Vittoria Giunti (Firenze, 1917 – Raffadali (AG), 2006) – Fiorentina di nascita e siciliana di adozione, sposò il partigiano siciliano Salvatore Di Benedetto. Fu docente di matematica all’Università di Firenze, partigiana, direttrice della Casa della Cultura di Milano e tra le direttrici della rivista “Noi Donne”. Durante la fase costituente partecipò a diverse commissioni, tra cui quella per il voto alle donne. Nel 1956 venne eletta sindaca nel comune di Sant’Elisabetta, in provincia di Agrigento, diventando la prima donna a ricoprire questa carica in Sicilia. Durante il suo mandato portò acqua e fognature nelle abitazioni e realizzò un preciso programma di opere pubbliche.
Concetta Mezzasalma (Valledolmo (PA), 1920 – Palermo, 2009) – Con la sua attività contribuì a promuovere quella riforma agraria che avrebbe cambiato il volto dell’isola. Fu dirigente di Confederterra Sicilia. Carismatica e trascinatrice, coinvolse nelle proteste moltissime donne. Combatté in prima fila per le rivendicazioni dei contadini, guidando l’occupazione delle terre. Il 9 marzo 1950, incurante della presenza dei Carabinieri, issò la bandiera rossa e guidò circa duemila braccianti nell’occupazione dei latifondi di Prizzi. Il suo contributo fu fondamentale per il processo di distribuzione delle terre. Fu anche tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane di Palermo.
Giuliana Saladino (Palermo, 1923 – 1999) – Giornalista, autrice e intellettuale, fu un esempio di autonomia di pensiero e di profonda ricerca della verità, lontana dalle apparenze della politica. Da assessora alla Cultura del Comune di Palermo, intuì, già all’indomani delle stragi del 1992, il valore della bellezza e della cultura nel contrasto al dominio economico di Cosa Nostra. Resta una delle figure più autorevoli della storia recente palermitana, anche grazie anche alla sua indipendenza da un’antimafia limitata alle dichiarazioni di principio.
Elda Pucci (Trapani, 1928 – Palermo, 2005) – Fu sindaco di Palermo dal 1983 al 1984, prima donna in Italia a guidare una grande città. Durante il suo mandato, per la prima volta, il Comune di Palermo si costituì parte civile in un processo di mafia. Per il suo impegno antimafia, durante la campagna elettorale per la candidatura al Consiglio Comunale, il 20 aprile 1985 subì un grave attentato: la sua villa di Piana degli Albanesi venne fatta saltare in aria con due cariche di tritolo. Non si piegò alle intimidazioni e continuò a svolgere con coerenza e determinazione sia la propria attività professionale che il proprio impegno sociale. È stata anche la prima donna preside di Facoltà di Medicina.
Margherita De Simone (Palermo, 1932 – 1990) – Architetta e docente, nel 1981 fu la prima donna in Italia a ricoprire una carica fino ad allora riservata agli uomini: venne eletta preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, rimanendo in carica fino al 1990. La sua attività fu caratterizzata da una ricerca ad ampio raggio sulle risorse paesaggistiche, ambientali e monumentali, orientata a promuovere una maggiore consapevolezza della società siciliana nei confronti del territorio.
Elvira Giorgianni Sellerio (Palermo, 1936 – 2010) – Fondatrice, insieme al marito Enzo Sellerio, dell’omonima casa editrice, contribuì a trasformarla, in meno di dieci anni, in un’impresa culturale di rilievo nazionale, mantenendo una forte identità legata alla Sicilia. Dotata di un eccezionale fiuto editoriale, unì il rigore delle scelte culturali alla cura artigianale del prodotto, privilegiando un ciclo produttivo quasi interamente locale. La collana “La Memoria”, con i suoi caratteristici tascabili blu, diventa un oggetto di culto. Fedele al programma intellettuale degli esordi, lo portò avanti per oltre trent’anni, sottraendosi alle logiche delle grandi concentrazioni editoriali e difendendo un’idea di editoria libera, elegante e radicata in Sicilia.
Francesca Morvillo (Palermo, 1945 – Capaci (Pa), 1992) – Tra le prime donne magistrato in Italia, dedicò gran parte della sua attività ai minori e alla prevenzione della criminalità giovanile. Condivise con Giovanni Falcone, che sposò nel 1986 in una cerimonia intima alla presenza del giudice Antonino Caponnetto come testimone, l’impegno nella lotta antimafia. Una storia d’amore vissuta nella costante consapevolezza del pericolo. Il 23 maggio 1992, mentre faceva ritorno con il marito da Roma, una carica di tritolo fece esplodere il convoglio sull’autostrada A29,nei pressi dello svincolo di Capaci. Francesca sopravvisse inizialmente all’esplosione ma morì in sala operatoria. Le sue ultime parole, raccolte da un agente durante il trasporto, furono: “Dov’è Giovanni?”.
Maria Falcone (Palermo, 1946) – È la sorella di Giovanni Falcone, il magistrato assassinato nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Dalla perdita del fratello ha costruito, con instancabile determinazione, un’eredità civile che va ben oltre il ricordo personale: ha fondato la Fondazione Falcone, che da oltre trent’anni promuove la cultura della legalità nella società. È inoltre fondatrice e promotrice del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di Palazzo Jung, da lei fortemente voluto per riunire e valorizzare la memoria dei due magistrati in un luogo unico in Italia.
Franca Viola (Alcamo (TP), 1947 – ) – “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Sono le parole attribuite a Franca Viola, rapita, sequestrata e violentata da Filippo Melodia nel dicembre del 1965 e liberata dai Carabinieri il 6 gennaio 1966. Rifiutò di sposare il suo aggressore per “riparare” alla violenza subita, diventando un simbolo della libertà di scelta e dell’autodeterminazione femminile. La sua vicenda contribuì al cambiamento culturale e sociale che accompagnò l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981.
Rita Atria (Partanna (TP), 1974 – Roma, 1992) – Lei e la cognata Piera Aiello decisero di collaborare con la giustizia, rifiutando l’appartenenza ad un ambiente mafioso. Rita trovò sostegno nel magistrato Paolo Borsellino, con il quale instaurò un profondo rapporto di fiducia. Dopo la strage di via D’Amelio e l’assassinio del magistrato, travolta dalla paura e dal dolore, si tolse la vita. Aveva soltanto 17 anni quando prese la decisione di ribellarsi alla mafia, diventando un simbolo di coraggio civile e di rifiuto dell’omertà.








