AGRIGENTO. Una giornata storica, di quelle destinate a rimanere impresse nella memoria collettiva di un intero territorio. Nella giornata di ieri, lunedì 18 maggio, alle ore 12, è stato ufficialmente inaugurato il nuovo Ospedale di Comunità di Santa Margherita di Belìce, una struttura sanitaria fondamentale non solo per il Comune margheritese, ma per tutti i cittadini della Valle del Belìce.
Il taglio del nastro si è svolto alla presenza dei Sindaci del comprensorio belicino, di numerose autorità politiche, militari e religiose, e di una folta rappresentanza di cittadini che hanno voluto condividere un traguardo atteso da decenni. Questa inaugurazione rappresenta molto più dell’apertura di un presidio medico: è il simbolo di una comunità che investe nella dignità delle persone, nel diritto alla cura e nella tutela della salute pubblica.

Un ponte tra Sciacca e il domicilio del paziente
L’Ospedale di Comunità si pone strategicamente come un nuovo presidio intermedio tra il grande ospedale di riferimento per acuti (Sciacca) e l’assistenza domiciliare. L’obiettivo è chiaro: decongestionare i pronto soccorso, rafforzare l’offerta pubblica di Salute e dare risposte concrete alla ripartenza del Servizio Sanitario Nazionale sul territorio.
La struttura sorge al pianterreno di un imponente edificio pubblico la cui costruzione era iniziata negli anni ’90. Nel corso di tre decenni l’immobile ha cambiato ben tre destinazioni d’uso, rimanendo una delle tante incompiute del territorio. La svolta è arrivata dopo l’emergenza della pandemia da Covid-19 quando, grazie anche all’impegno istituzionale dell’onorevole Margherita La Rocca, l’edificio è stato scelto per ospitare uno dei tre Ospedali di Comunità che saranno operativi nella provincia di Agrigento.
Il modello Danilo Dolci e il riscatto partito dal basso
Santa Margherita di Belìce non è nuova a queste battaglie. Il Comune ha infatti già sperimentato con successo il progetto pilota della “Casa della Salute Danilo Dolci”, un network virtuoso capace di far dialogare istituzioni, amministrazioni locali, professionalità mediche e mondo del volontariato. Un modello in cui la cittadinanza, rifiutando il ruolo di fruitrice passiva di decisioni calate dall’alto, si è trasformata in protagonista attiva, capace di umanizzare e riconcepire i servizi sanitari mettendosi nei panni dell’utenza più fragile.
La vittoria del comitato delle mamme e il ricordo di Michelle
Dietro la festa e i sorrisi istituzionali di oggi c’è però una storia profonda, fatta di dolore, resilienza e volontariato silenzioso. Questo è il giorno di chi ci ha creduto sin dal primo momento, dal lontano 2005, quando nacque un comitato spontaneo di mamme in seguito alla tragica e prematura scomparsa della piccola Michelle.
Un traguardo che appartiene di diritto a tutte le volontarie e i volontari che per anni si sono spesi nel silenzio, lontano dai clamori mediatici, operando spesso all’interno di una struttura precaria in cui, letteralmente, pioveva dentro.
Lo sguardo rivolto al futuro
L’inaugurazione del pianterreno è solo il primo passo di una marcia che non intende fermarsi. Archiviata la cerimonia, istituzioni e volontari guardano già avanti: l’obiettivo a breve e medio termine è adesso il completamento del piano superiore della struttura, per ampliare ulteriormente i servizi e consolidare le sinergie attuate. L’Ospedale di Comunità nasce sotto il segno del raccordo operativo e della cooperazione: un bene pubblico, accessibile e di tutti.








