SAMBUCA DI SICILIA (AG) – Dire Sambuca di Sicilia significa, nell’immaginario collettivo globale, evocare il miracolo della rigenerazione urbana. Il titolo di “Borgo dei Borghi” nel 2016 e il successo planetario del progetto delle “Case a 1 euro” hanno trasformato questo gioiello della Valle del Belìce in una mecca del turismo internazionale e dell’accoglienza cosmopolita. Tuttavia, dietro la narrazione da cartolina, c’è una macchina amministrativa che deve rispondere quotidianamente alle esigenze concrete di una comunità radicata e fiera.
L’ultima tornata amministrativa ha consegnato a Sambuca una pagina di storia importante: a distanza di oltre trent’anni dall’esperienza di Lidia Maggio, una donna torna a guidare il palazzo civico. Si tratta di Giovanna Casà, insegnante dal 2004 e già assessore nelle precedenti amministrazioni. Un’elezione che si inserisce in un quadro regionale peculiare, segnato dalla recente approvazione della Legge Regionale n. 4 del febbraio 2026 sulle quote rosa nelle giunte. Ma a Sambuca, la leadership femminile non è un’imposizione normativa: è un processo partito dal basso che ha portato a un vero e proprio “en plein” istituzionale, con donne ai vertici della Giunta e del Consiglio comunale.
Ai microfoni de Il Mediterraneo 24, il neoeletto Sindaco Giovanna Casà – che ci tiene a specificare di preferire il titolo al maschile, anteponendo il valore delle persone alle etichette di genere – racconta la sua visione per i prossimi cinque anni, tra pragmatismo educativo, turismo enogastronomico e grandi progetti di riqualificazione per i giovani.
L’INTERVISTA
Sindaco Casà, partiamo dal voto di maggio. A Sambuca il suo successo segna un ritorno atteso da oltre trent’anni: lei è la seconda cittadina a sedere sulla poltrona più alta di Palazzo dell’Arpa, raccogliendo il testimone ideale di pioniere locali come l’assessore Lilla Munisteri negli anni ‘80. Che valore ha per lei questa continuità storica? «Essere arrivata a ricoprire un ruolo del genere è per me un grande onore e sono felice di come siano andate le cose. È senza dubbio un traguardo importante per una donna. Tuttavia, devo confessare che non amo fare una netta differenza tra uomo e donna: alla fine siamo persone che scelgono di mettersi in gioco per il bene della propria comunità, al di là del genere a cui si appartiene. È una novità se si pensa al ruolo del sindaco nell’immaginario comune, tradizionalmente coniugato al maschile, ma di fatto a Sambuca e nel territorio belicino abbiamo una lunga tradizione di figure femminili forti in politica. Io stessa, se posso scegliere, preferisco essere chiamata semplicemente “sindaco”.»
Allargando lo sguardo all’intera Sicilia, l’ultima tornata ha visto l’elezione di sole 13 sindache su 71 Comuni al voto. Eppure, dove le donne hanno vinto, lo hanno fatto con percentuali plebiscitarie o storiche “prime volte” (come a Marsala o Carini). La leadership femminile in Sicilia fa ancora fatica a imporsi numericamente, ma quando ci riesce dimostra una forza travolgente. Come legge questi dati? «Gran parte di questo successo, inclusa la mia esperienza personale, è dovuto a quanto è stato seminato in passato. Parliamo di donne che, nella maggior parte dei casi, vantano un’esperienza politica e amministrativa pregressa sul campo. Credo che i cittadini abbiano premiato questa preparazione e che ci sia una forte volontà di cambiamento: la comunità sente il bisogno di affidare responsabilità alle donne perché queste hanno ampiamente dimostrato di sapersi occupare con capacità di determinati settori, al pari di qualsiasi collega uomo.»
Nel febbraio del 2026 l’ARS ha approvato la legge che impone la quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte. Sambuca ha anticipato questa sensibilità, arrivando oggi a una “triade” tutta al femminile: Sindaco, Presidenza del Consiglio e una donna indicata per la Vicepresidenza. Da insegnante e amministratrice, crede che la legge serva a scardinare le resistenze o che il vero cambiamento debba partire dal basso? E in che modo questa sensibilità influenzerà il governo del territorio? «Sinceramente penso che a Sambuca lo spazio per le donne si è sempre trovato in modo naturale: abbiamo avuto assessori di entrambi i sessi e la scelta della Presidente del Consiglio quest’anno è ricaduta su una donna non per una questione di genere, ma per le sue specifiche competenze. Io faccio sempre un discorso di merito e di capacità, non di diversità. È pur vero, però, che le donne possiedono per natura un punto di vista differente. Questo ci permette di affrontare determinati problemi considerando aspetti che magari sfuggono alla sensibilità maschile. Non siamo migliori o peggiori, portiamo semplicemente un approccio complementare.»
La sua amministrazione è partita con una scelta netta: quattro dei cinque assessori nominati si sono dimessi da consiglieri per far subentrare i non eletti. Qual è il significato politico di questa decisione? «Ho voluto fortemente ciascuno dei dodici candidati della mia lista. Sono orgogliosa di questa squadra, delle competenze che ha dimostrato e dell’impegno profuso in campagna elettorale. Ci tenevo che il percorso iniziato insieme qualche mese fa continuasse per tutti i componenti. Dare un ruolo a ciascuno significa riconoscere che l’apporto di ognuno è stato fondamentale per la riuscita delle elezioni. Fin dall’inizio abbiamo mostrato un coinvolgimento totale e una grande unità nelle decisioni: questa scelta è il riflesso del nostro essere, concretamente, una squadra.»
Si è celebrato da poco l’80° anniversario dal primo voto alle donne in Italia (1946-2026). Cosa si sente di dire alle giovani donne che guardano alla politica e alle istituzioni? Nella sua squadra ci sono figure giovanissime… «Sì, abbiamo in squadra delle giovanissime, tra cui una studentessa universitaria. Alle giovani donne dico di affacciarsi alla politica senza timore. Quello che è avvenuto ottant’anni fa ha segnato il nostro presente, dando alle donne la possibilità di manifestare il proprio pensiero. La politica non va vista in accezione negativa: è un concetto positivo, uno strumento straordinario attraverso il quale aiutiamo la comunità che rappresentiamo e ne soddisfiamo le esigenze. Chi ha la voglia di mettersi in gioco lo faccia, sempre nel rispetto delle persone e dei principi sani.»
Lei insegna dal 2004 nelle scuole secondarie di secondo grado. Quanto influisce questa sensibilità “educativa” nel suo approccio alla cosa pubblica? «Fare l’insegnante da 22 anni ti permette un contatto giornaliero e profondo con i giovani. Li vedi trasformarsi, crescere: entrano che sono quasi dei bambini ed escono che sono giovani uomini e donne. Osservandoli quotidianamente si acquisisce una sensibilità diversa, impari a conoscere le loro personalità e a comprendere a fondo le loro esigenze. Questa esperienza professionale sposta inevitabilmente il mio baricentro politico verso l’ascolto e l’attenzione sociale.»
Solitudine dei minori, disabilità, violenza di genere, inclusione. Quali saranno le linee guida della sua amministrazione per non lasciare nessuno indietro? «In un’epoca complessa come la nostra, il concetto di inclusione deve essere centrale: non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno. Ogni categoria ha esigenze specifiche e noi dobbiamo essere bravi a raggiungerle con interventi mirati. A Sambuca abbiamo la fortuna di avere una fitta rete di associazioni che operano sul territorio. Non è una realtà scontata, anche se qui rischiamo di darla per garantita. Grazie a loro, in passato, siamo riusciti a organizzare iniziative bellissime: dalle gite per la terza età alle giornate estive in piscina o le feste di Carnevale per i ragazzi con disabilità. Creare situazioni d’incontro per combattere la solitudine e l’isolamento è vitale. Ricordo ancora con profonda emozione i sorrisi di quei ragazzi durante i momenti passati insieme; dobbiamo continuare a sostenere e potenziare queste realtà.»
Dallo sci nautico sul Lago Arancio negli anni ’80 fino alle “Case a 1 euro”. Come si gestisce questa straordinaria visibilità internazionale proteggendo l’identità locale? «Se vogliamo che Sambuca continui a crescere nel settore turistico e rimanga competitiva, dobbiamo necessariamente creare situazioni nuove, perché i format del passato, prima o poi, esauriscono la loro spinta propulsiva. Siamo all’inizio del mandato e abbiamo già diverse idee innovative in cantiere per aumentare l’attrattività del borgo. Per scaramanzia e per serietà istituzionale preferisco non anticipare troppo: non amo fare promesse se prima non sono assolutamente certa della loro fattibilità.»
Il cuore pulsante di Sambuca è anche la sua economia agricola (vino, olio, formaggi, tartufo). Come si inserisce il supporto ai produttori nella vostra visione turistica? «Oggi agricoltura e turismo sono due facce della stessa medaglia: non si può più prescindere dal turismo enogastronomico, che ha assunto un ruolo cruciale. Il nostro territorio vanta cantine straordinarie che negli anni hanno saputo fare rete. Da parte del Comune ci sarà sempre il massimo sostegno a eventi consolidati come “Calici di Stelle”. Inoltre, valorizzeremo eccellenze emergenti: da qualche anno facciamo parte dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, avendo scoperto che il nostro territorio ne è ricco, e intendiamo potenziare le sagre e le fiere dedicate ai nostri prodotti tipici, dalle minne di vergini all’olio, alla birra, al vino, al miele.»
Monte Adranone, la Valle dei Mulini, Mazzallakkar, il quartiere saraceno. Quale visione guiderà il suo mandato dinanzi a questa eredità millenaria? «Il nostro territorio è vastissimo e, sebbene sia stato fatto tanto, restano molte aree strategiche da riqualificare e per le quali contiamo di fare tutto il possibile per spingere verso una loro forte rivalutazione. La nostra volontà politica è totale.»
I cittadini chiedono concretezza. Quali sono le priorità dei primi 100 giorni al governo della città? C’è già un impegno sociale forte che ha voluto mettere in campo a pochissimi giorni dalla nomina… «Sì, l’azione amministrativa deve camminare di pari passo con la sensibilità sociale. Proprio a pochissimi giorni dalla mia nomina a sindaco, ho voluto incontrare il Dott. Rapisardi, Dirigente del Distretto Socio-Sanitario D07 di Sciacca, per fare il punto sul nuovo Piano di Zona e rappresentare una richiesta che considero una priorità assoluta per la nostra comunità. Ho chiesto ufficialmente di valutare l’introduzione di un contributo per il rimborso delle spese di trasporto dei malati oncologici che devono raggiungere gli ospedali e i centri di cura, un sostegno fondamentale che purtroppo oggi non è più garantito dalla Regione. Nelle more che si definisca questo iter a livello di distretto, il nostro Comune si attiverà direttamente, con le risorse disponibili nel proprio bilancio, per intervenire. Quando una famiglia affronta il dramma della malattia, non deve essere lasciata sola, neanche di fronte ai pesanti costi necessari per andare a curarsi. Continuerò a seguire questa proposta personalmente e giorno dopo giorno affinché possa trovare concreta attuazione. Credo fermamente che la buona politica si misuri soprattutto da questo: dalla capacità di stare concretamente accanto alle persone più fragili.»
E per quanto riguarda la stagione estiva e il centro storico, cosa bolle in pentola? «Ho nominato la giunta da pochissimi giorni, quindi stiamo concretizzando le idee proprio in queste ore. Per l’Estate Sambucese daremo continuità ad alcuni eventi storici, ma la mia priorità è che siano appuntamenti realmente attrattivi per i sambucesi stessi. Mi piacerebbe molto realizzare eventi ad Adragna, nella zona della “Bammina”, uno spazio che si presta benissimo ad attività sia per i giovani che per i meno giovani. Un sogno nel cassetto? Far rinascere le Feste Saracene, anche se i tempi sono strettissimi e l’organizzazione alle spalle è mastodontica. Vedremo.»
Guardando oltre, come immagina la Sambuca dei prossimi anni? Quali sono le opere che le starebbe più a cuore realizzare? «Ho due grandissimi obiettivi. Il primo riguarda lo sport, un valore con cui sono cresciuta avendo giocato a pallavolo per molti anni. Abbiamo un palazzetto dello sport e un campo sportivo eccezionali che purtroppo in passato sono stati vandalizzati e oggi sono inutilizzati. Stiamo già lavorando a progetti concreti per riportare queste strutture all’antico splendore e restituirle ai giovani. Il secondo obiettivo, a cui tengo moltissimo, è una profonda rivoluzione culturale che parte dalla nostra Biblioteca Comunale. Voglio cambiare la sua location attuale. Desidero trasferirla in un luogo più aperto e accessibile al pubblico, dove un cittadino o un turista possa passare, vederla ed entrare spontaneamente anche solo per sfogliare un libro. Voglio trasformarla in una vera e propria “biblioteca di comunità”, un luogo vivo e coinvolgente. Sappiamo bene che oggi, purtroppo, le persone che leggono libri cartacei sono sempre meno; proprio per questo il mio obiettivo è rinnovarla radicalmente, creando al suo interno anche uno spazio digitale. Qualche anno fa, durante le precedenti amministrazioni, avevamo già promosso bellissimi eventi dedicati ai bambini, ma adesso è il momento di fare un salto di qualità. Immagino un centro culturale polifunzionale, moderno e interconnesso, capace di far dialogare la tradizione dei libri con le nuove tecnologie, diventando un punto di riferimento per i nostri giovani e per tutta Sambuca.»








