PALERMO – Una città nella quale nessuno debba sentirsi un cittadino di serie B. È questo l’obiettivo di «Ci sono… anch’io», il nuovo Gruppo Culturale Civico nato a Palermo per promuovere una Città Metropolitana realmente accessibile e inclusiva.
Il progetto nasce dall’esperienza quotidiana di famiglie, persone con disabilità, caregiver e di quanti, per professione o volontariato, si confrontano ogni giorno con le barriere che ancora limitano la piena partecipazione alla vita della città. Non nasce, sottolineano i promotori, «nei palazzi della politica», ma nelle case e nelle esperienze concrete di chi deve affrontare quotidianamente ostacoli che troppo spesso vengono considerati normali.
«Ci sono… anch’io» si presenta come una realtà apartitica, indipendente, autonoma, pluralista e trasversale. Il Gruppo non partecipa alla competizione elettorale e non appartiene ad alcuna forza politica, ma intende dialogare con tutte le istituzioni, valutando le proposte sulla base della loro capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.
Punto di riferimento del Gruppo è Gabriele Montera, che sintetizza così lo spirito dell’iniziativa: «La dignità non è di destra né di sinistra. Una carrozzina davanti a un marciapiede impraticabile non chiede chi governa: semplicemente non passa. Non vogliamo compassione e non chiediamo privilegi. Vogliamo una città nella quale nessuno debba sentirsi cittadino di serie B».
L’idea è trasformare il disagio in proposta, la protesta in progettazione e la denuncia in soluzione, attraverso tavoli di lavoro e il coinvolgimento di professionisti, università, associazioni, Terzo Settore e istituzioni, in un confronto permanente.
Una città migliore per tutti
L’obiettivo non è costruire una città «per i disabili», ma una città migliore per tutti. Il Gruppo punta a una Città Metropolitana nella quale le barriere architettoniche possano diventare un ricordo, la mobilità sia accessibile, i servizi siano realmente fruibili e siano garantiti i diritti alla salute, allo studio, al lavoro, allo sport, alla cultura e alla partecipazione.
Una città accessibile, infatti, non migliora soltanto la vita delle persone con disabilità: è una città migliore anche per un anziano, per un genitore con un passeggino, per un bambino e, più in generale, per chiunque attraversi una condizione di fragilità.
L’appello: «Palermo, costruiamola insieme»
«Ci sono… anch’io» vuole coinvolgere famiglie, persone con disabilità, caregiver, medici, professionisti, tecnici, università, imprese, volontari, associazioni, Terzo Settore, istituzioni e cittadini. Un appello che parte dalla necessità di immaginare insieme la città che si vuole lasciare alle prossime generazioni.
Tra le questioni centrali c’è anche quella del futuro delle persone con disabilità e delle loro famiglie. «C’è una domanda che nessun genitore dovrebbe essere costretto a portarsi dentro: “Quando io non ci sarò più, che ne sarà di mio figlio?”», si legge nel documento di presentazione. La risposta, secondo i promotori, deve essere la costruzione di una comunità capace di prendersi cura e di garantire diritti e opportunità.
Da qui il messaggio che dà il nome al progetto: «Ci sono… anch’io» quando si progetta una strada, quando si organizza un servizio, quando si pensa alla sanità, alla scuola, al lavoro e alla mobilità e quando si decide quale città lasciare alle prossime generazioni.
La filosofia del progetto è racchiusa nel Documento Fondativo: «Non nasce per alimentare polemiche. Nasce per costruire. Non nasce contro qualcuno. Nasce per qualcosa». Per una Città Metropolitana di Palermo accessibile, inclusiva e realmente appartenente a tutti.
Il primo appuntamento pubblico è previsto a fine settembre, quando, annuncia Montera, il Gruppo sarà presentato alla città con una manifestazione dal titolo «Ci sono… anch’io». Un momento pensato per portare al centro del dibattito pubblico il tema dell’accessibilità e per lanciare una sfida: fare in modo che nessuno debba più chiedere il permesso di vivere pienamente la propria città.








