HomeCronacaPeriferieBrancaccio, gli “Itinerari di crescita” non si fermano: oltre 150 giovani impegnati contro povertà educativa e isolamento

Brancaccio, gli “Itinerari di crescita” non si fermano: oltre 150 giovani impegnati contro povertà educativa e isolamento

Presentati i risultati del progetto promosso dal Centro di Accoglienza Padre Nostro con la cooperativa Il Sorriso del Beato Giuseppe Puglisi. Sport, sostegno all’apprendimento, attività all’aperto, giornalismo e competenze digitali per accompagnare bambini e adolescenti del quartiere

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PALERMO. Dallo sport al sostegno scolastico, dalle esperienze fuori dal quartiere al giornalismo e alla web TV: percorsi diversi con un unico obiettivo, offrire ai giovani di Brancaccio opportunità concrete di crescita e partecipazione. Si è concluso a Palermo Itinerari di crescita, progetto finanziato con fondi della legge regionale 13 luglio 2021 per le azioni a sostegno delle persone in condizioni di isolamento ed esclusione sociale e realizzato dal Centro di Accoglienza Padre Nostro in partenariato con la Cooperativa sociale Il Sorriso del Beato Giuseppe Puglisi.
I risultati sono stati presentati oggi nel corso dell’evento finale, condotto da Francesco Melodia, responsabile del monitoraggio e della valutazione, insieme alla coordinatrice Mariangela D’Aleo, responsabile del Centro di Accoglienza Padre Nostro, e a Maria Grazia Amato, presidente della cooperativa partner.

Tre itinerari per accompagnare la crescita

Il progetto ha costruito attorno ai ragazzi tre diversi “itinerari”, intrecciando educazione, socialità, apprendimento e servizi di prossimità. Il primo ha riguardato l’animazione territoriale e la partecipazione, coinvolgendo 116 giovani attraverso sport, laboratori artistici e musicali, attività psicomotorie, grest, gite, colonie e campi scuola.
Tra le esperienze più significative, 35 bambini accompagnati da 12 operatori hanno partecipato a un campo educativo in Svizzera, nel villaggio Kinderdorf Pestalozzi di Trogen. I ragazzi hanno inoltre preso parte al torneo di calcio Play for the future, iniziativa che utilizza lo sport come strumento educativo e di inclusione sociale. Un’occasione di incontro anche con giovani provenienti da altri quartieri periferici di Palermo e dai percorsi SAI per rifugiati e richiedenti asilo.
Il secondo itinerario ha concentrato l’attenzione sulla prevenzione del disagio e sul contrasto alla povertà educativa, raggiungendo 155 utenti. Non un semplice doposcuola, ma un’attività di sostegno all’apprendimento rivolta sia ai minori che frequentano regolarmente la scuola sia a quelli maggiormente esposti al rischio di dispersione.
Fondamentale il lavoro di rete con gli istituti scolastici del territorio – I.C.S. Padre Pino Puglisi, I.C.S. Maneri Ingrassia Don Milani e I.C.S. Cesareo-Salgari – e con il Servizio sociale territoriale.

I ragazzi diventano narratori del quartiere

Il terzo percorso ha riguardato i servizi personalizzati e di prossimità. All’interno dello Young Lab è stato realizzato un laboratorio di giornalismo e web TV rivolto a 14 studenti della scuola secondaria di primo grado. Attraverso i linguaggi dell’informazione e dei media digitali, i ragazzi hanno lavorato su comunicazione, cittadinanza attiva, inclusione e partecipazione. Nello stesso spazio, due gruppi di ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 14 anni hanno partecipato a un laboratorio dedicato all’informatica e alle competenze digitali, per imparare a utilizzare gli strumenti tecnologici in maniera più autonoma, consapevole e sicura. A raccontare le attività durante l’incontro sono stati gli operatori Domenico Bua, Gaetana Beninati e Sofia Inzerillo.

Una comunità educante contro la povertà educativa

All’evento ha partecipato anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Palermo Mimma Calabrò, che ha richiamato la necessità di rafforzare la corresponsabilità educativa tra istituzioni e cittadini e di riportare i giovani al centro del patto tra le generazioni. Giulio Gerbino, del Dipartimento Culture e Società dell’Università degli Studi di Palermo, si è soffermato sul contributo che l’Università può offrire nel contrasto alla povertà educativa, attraverso la Terza Missione e iniziative come Università Diffusa. Presente anche Giovanna Romano, in rappresentanza dell’I.C.S. Maneri Ingrassia Don Milani, firmatario del Patto educativo di comunità Brancaccio 3.0. Melodia, anche in rappresentanza della Lumsa, ha invece evidenziato il valore del servizio sociale di comunità come collegamento tra scuola, famiglie e territorio, capace di intercettare i primi segnali di disagio prima che possano trasformarsi in abbandono scolastico.
Itinerari di crescita nasce infatti per intervenire in un contesto periferico segnato da forme di disagio multifattoriale, provando a intercettare anche i bisogni che ragazzi e famiglie faticano a esprimere e costruendo spazi di ascolto, formazione, aggregazione e partecipazione.

“Chiudere aprendo”

L’evento finale non è stato presentato come un punto di arrivo. Il messaggio scelto dal Centro di Accoglienza Padre Nostro è stato “chiudere aprendo”: concludere formalmente un progetto senza interrompere le relazioni e i percorsi costruiti. Il Centro, infatti, sottolinea come la propria azione educativa non sia mai stata legata esclusivamente alla durata dei singoli finanziamenti. Anche grazie al contributo dei volontari, l’obiettivo è dare continuità agli interventi e trasformare i risultati raggiunti in nuove opportunità per il territorio. Un’impostazione che richiama direttamente l’eredità del fondatore, il Beato Giuseppe Puglisi, e il suo invito alla responsabilità personale e collettiva: «Tutti, ciascuno al proprio posto, siamo i costruttori di un mondo nuovo». A Brancaccio, la conclusione di Itinerari di crescita prova così a diventare un altro punto di partenza per la comunità educante.

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