HomeCronacaProvinceLa scuola cade a pezzi, gli studenti del Croce in rivolta: "Vogliamo aule sicure e docenti stabili"

La scuola cade a pezzi, gli studenti del Croce in rivolta: “Vogliamo aule sicure e docenti stabili”

Nel manifesto del 28 ottobre le ragioni della protesta: dalle condizioni dei plessi alla continuità didattica, fino al sostegno psicologico. Gli studenti chiedono una scuola che dia spazio alla partecipazione e riduca le disuguaglianze

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PALERMO. Aule sicure, docenti stabili, classi meno numerose e uno psicologo presente ogni giorno. Sono alcune delle richieste con cui gli studenti del liceo Benedetto Croce di Palermo dichiarano l’occupazione dell’istituto. Nel manifesto datato 28 ottobre, la denuncia delle condizioni degli edifici si accompagna a una critica delle politiche scolastiche e alla richiesta di essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro formazione.

“Non occupiamo per il gusto del rumore”, scrivono gli studenti, sostenendo di avere già tentato la strada delle assemblee, delle richieste formali e delle delegazioni senza ottenere risposte adeguate. Tra gli episodi richiamati c’è la mobilitazione del 14 ottobre, in occasione degli Stati generali dell’istruzione: secondo il loro racconto, anche la rappresentanza della Consulta provinciale sarebbe rimasta esclusa dall’evento e l’attesa di un confronto con il ministro si sarebbe conclusa con l’invito a inviare una e-mail.

Al centro della protesta ci sono anzitutto le condizioni dei plessi. Nella sede centrale, denunciano gli studenti, aule e corridoi sarebbero quasi completamente privi di riscaldamento durante l’inverno. Nella sede Corazza, invece, l’installazione dei condizionatori non avrebbe risolto le difficoltà, perché l’impianto elettrico non riuscirebbe a sostenere il carico necessario.

Il documento segnala inoltre pavimentazioni danneggiate, anche lungo alcune rampe delle scale, infissi deteriorati, distacchi di intonaco legati all’umidità e aule considerate troppo piccole rispetto al numero degli studenti. Vengono sollevati dubbi anche sulle condizioni delle palestre e sulla possibilità di svolgere attività sportive in sicurezza.

Alle criticità strutturali si aggiungono quelle igieniche. Nel plesso centrale, secondo il manifesto, l’ostruzione delle tubature avrebbe provocato la chiusura di due bagni, mentre perdite d’acqua avrebbero causato il cedimento di una parte del controsoffitto dell’aula docenti. Nella sede Imera vengono segnalati episodi di infestazione da roditori.

Da queste denunce nasce la richiesta di interventi e di trasparenza sull’impiego delle risorse per l’edilizia scolastica. Gli studenti chiedono che siano rendicontati i fondi stanziati e non utilizzati e che venga fatta chiarezza sulle locazioni degli immobili destinati alle scuole.

Il manifesto affronta poi la qualità della vita nelle classi. Alla critica degli accorpamenti e del sovraffollamento si affianca la richiesta di continuità didattica, soprattutto per gli alunni con disabilità. “Rivendichiamo i docenti come persone e non come supplenze”, scrivono, chiedendo stabilità per chi insegna e un sostegno capace di accompagnare gli studenti nel tempo.

Un altro punto riguarda il benessere psicologico. Gli occupanti contestano un modello educativo che, nella loro lettura, alimenta ansia da prestazione e identifica il valore della persona con il voto. Chiedono uno psicologo presente ogni giorno e una didattica che lasci più spazio al confronto, all’interpretazione e alla possibilità di sbagliare.

La protesta comprende anche il dissenso verso il divieto degli smartphone, le politiche sulla distribuzione degli alunni di origine straniera e l’orientamento della formazione verso le esigenze delle imprese. Gli studenti chiedono strumenti per un uso consapevole della tecnologia, interventi contro le disuguaglianze di partenza e percorsi che mettano al centro la formazione dei cittadini.

“Una scuola in cui si possa sbagliare senza essere classificati, dissentire senza essere sanzionati, imparare per il piacere di farlo”: è la richiesta che il manifesto affida all’occupazione, insieme alla rivendicazione di una partecipazione effettiva alla vita dell’istituto.

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