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venerdì, 7 Ottobre 2022
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La ricerca della pace nel libro di don Marco Lupo

La pace, “dono da accogliere, custodire e costruire”, è l’argomento principale del volume del sacerdote, che dà alcuni strumenti utili per farne esperienza

Patrizia Carollo
Patrizia Carollo
Palermitana, classe ’75, laureata in Scienze dell’Educazione. Moglie e mamma di famiglia numerosa, è appassionata di Teologia. Ultimato il triennio della Scuola Teologica di Base, prosegue gli studi all’arcivescovado di Palermo. Col marito e i figli è impegnata in parrocchia e nel Movimento dei Focolari. Giornalista pubblicista dal 2005, collabora con “Città Nuova”, “Test Positivo” (di cui cura la pagina di Letteratura) e “Il Mediterraneo 24”. Ha una predilezione per gli “ultimi”

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PALERMO. Conosciamo, uomo, donna, o bambino, che non cerchi, a suo modo, la pace? Ma cos’è la pace? Il termine latino pax, contrario di bellum (guerra), ha assunto negli anni significati diversi. Indicando dapprincipio, in senso politico e sociologico, l’interruzione di guerriglie, l’accordo fra individui o gruppi d’individui, per poi denotare, a livello psicologico, la “pace dell’anima o pace interiore”, quello stato di quiete/tranquillità dell’animo umano percepita come assenza di turbamenti e agitazione. La pace è una propensione del cuore che riguarda, insomma, tutti, a livello personale e sociale. Perché, però, è difficile stare in tale stato d’animo a lungo? Ne abbiamo parlato con don Marco Lupo, parroco nella chiesa Santa Petronilla a Trabia (Palermo) che, recentemente, ha scritto il libro “Su di te sia pace” (Ed. RnS, pp. 188, euro 15,50).

Padre Marco, la pace è il leitmotiv del suo primo libro. Una lettura utile per comprendere come si tratti di una condizione, di un dono, che val la pena, sempre, ricercare. Eppure, ha precisato, “non può acquistarsi in farmacia”. Può spiegarci meglio?

“Spesso tanti confondono la serenità o l’assenza dei problemi con la pace interiore, che si percepisce con la fede, la preghiera, l’amore di Dio e del prossimo, il perdono, il servizio. La pace è uno dei doni che Gesù, il Risorto, ci ha consegnato: “Vi lascio la pace vi do la mia pace” (Gv 14,27). Chi accoglie questa pace, sperimenta una profonda guarigione interiore dalle paure, dalla solitudine, dalle ferite del peccato. Non si può comprare, ma è uno dei doni più belli che porta lo Spirito Santo ai credenti, quando lo accogliamo nella vita e ci lasciamo guidare da Lui”.

Se la pace sociale e relazionale è l’esito di una pace interiore (Gaudium et Spes), le famiglie sono allo sbando e il mondo è in guerra, per problematiche, fondamentalmente, intime?

“Sì, è proprio così. Le crisi della famiglia, della nostra società e della Chiesa sono strettamente legate. Tutto ciò che avviene nella famiglia, piccola cellula della società, lo ritroviamo amplificato nelle dinamiche del mondo a tutti i livelli. Mancanza di amore vero, solidarietà e rispetto; e, di contro, orgoglio, egoismo, idolatria del denaro, del piacere e del potere, menzogna, logica del consumo, sfruttamento dei poveri: sono le mozioni interiori che portano alla mancanza di pace tra le persone e i popoli. Un vecchio detto saggio diceva: “Se vuoi cambiare il mondo… incomincia a cambiare te stesso”. Per ritrovare la pace nelle famiglie e tra i popoli è necessario iniziare a scoprirla e custodirla dentro di noi, curando il nostro uomo interiore”.

Se la fede è necessaria a tale benessere psico-fisico, da cosa partire per far accendere la scintilla dentro di noi?

“Recuperando, anzitutto, la preghiera personale e comunitaria; scopertane la bellezza, nessun uomo può farne a meno, come avviene col cibo, l’acqua, il respiro. La bellezza della preghiera la sperimenti nella Chiesa, nella liturgia, dentro la natura, nel segreto del cuore e dell’anima. Occorre partecipare alla santa messa, all’adorazione Eucaristica; ritornare alla pratica del sacramento della riconciliazione; ascoltare testimonianze di conversione. Quando nella tua vita lasci che si accenda la fiamma dello Spirito Santo, i tuoi occhi cambiano, ti rendi conto di quanto sia bella la vita e come tutto sia un dono. Non occorre poi perder tempo per far del bene ad ogni persona che incontriamo”.

“Solo in Dio riposa l’anima mia” (Salmo 62). Tale pensiero è vero per i credenti. In quale orizzonte interiore può trovare ristoro un ateo?

“Anche i non credenti, che sanno, per esperienza, che le realtà più importanti della vita non si possono comprare (l’amicizia, la gioia, la pace interiore, la felicità), possono scoprire orizzonti interiori pieni di luce e serenità: vivendo per l’amore gratuito; coltivando un rapporto sano con sè stessi (attraverso l’arte, la cultura); recuperando il senso del proprio posto nel mondo e la relazione con il Creato (con l’impegno ecologico e il rispetto della natura); ristabilendo un corretto equilibrio nelle relazioni con il prossimo, sempre nell’ottica della libertà e della gratuità. È importante accettarsi e amarsi per quello che si è, imparare dalle esperienze per vivere con gioia il momento presente. Infine, è fondamentale sperimentare il perdono, sia che si tratti di darlo, sia di riceverlo”.

Gli idoli e i vizi ci distolgono dalla serenità dell’anima?

“È stato scientificamente dimostrato come vizi e peccati distruggono la vita dell’anima e del corpo. Il peccato, attraverso la tentazione, influisce e corrompe la vita dell’uomo, ma ci sono alcune accortezze che non vanno perse di vista: comprendere la nostra vita interiore nella certezza dell’amore di Dio; vivere una relazione quotidiana con Gesù, medico delle nostre anime; infine, accogliere, percorsi di crescita, guarigione, catechesi, preghiera per sperimentare la salvezza, la pace e la gioia che Dio vuole donare a tutti”.

Quale virtù occorre sperimentare per stare in pace?

“L’umiltà e la carità. La pace e la gioia sono figlie di queste due virtù. Oggi il mondo è senza pace perché ha messo l’io al posto di Dio. Solo quando mettiamo Dio al primo posto nel nostro cuore e ci lasciamo accogliere e riempire dal suo amore la nostra vita ritrova pace, equilibrio e armonia”.

Gesù ci dice “Cercate prima il regno dei cieli, tutto il resto vi sarà stato dato in aggiunta”. Cos’è il regno dei cieli?

“Il regno dei cieli è la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita e nei nostri cuori. È vivere una relazione semplice ma vera con Dio, che ti dà la grazia di sperimentare su questa terra un paradiso anticipato, amando gli altri così come sono, adoperandosi per gli amici, gli ultimi, i poveri, così come chiede il Vangelo”.

Come si guarisce dalla paura della solitudine e della morte?

“Per chi ha fede, Gesù è la vera medicina contro la solitudine e la paura della morte. Lui ci ha detto: “Io sono la Risurrezione e la vita. Chi crede in me ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 11,19) e, ancora: “Non temete io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Per chi crede, la morte è solo un passaggio da questa vita alla vera beatitudine eterna, in cui vivremo eternamente con Dio e con tutti coloro che abbiamo amato. La solitudine si può superare non solo con la preghiera, ma anche coltivando il dono dell’amicizia vera, della fraternità”.

Come raggiungere una pace duratura, con se stessi? Quale pensiero positivo coltivare?

“Occorre ricordare che il proprio valore, la propria felicità, non dipendono da ciò che è fuori di noi, da quello che gli altri pensano o dicono di noi, dagli eventi che accadono o dagli sbagli che facciamo. È necessario ogni giorno rivolgere il nostro sguardo a Gesù e ricordarci che siamo creature amate di un amore vero, gratuito, incondizionato, eterno: se ci fidiamo di Lui potremo superare ogni ostacolo, rinascere ogni giorno a una vita nuova”.

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