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sabato, 4 Dicembre 2021
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Corridoi universitari, il sogno accademico di Yodit ed Henok continua a Palermo

Due ragazzi, originari dell'Eritrea sono stati accolti da una rete, che coinvolge l'Università di Palermo, Caritas, Centro diaconale valdese La Noce e il Centro Astalli. Così potranno completare gli studi in Italia grazie a UNICORE 3.0

Yuri Testaverde
Ha studiato Scienze Politiche all'Università La Sapienza di Roma. Impegnato nel mondo sociale, è stato membro attivo di diversi progetti in ambito socio-politico tra Roma e Palermo, dove ha curato le pubbliche relazioni per il network RenUrban. Dal 2018 collabora con il mensile Cntn e, da ottobre 2020, con "Il Mediterraneo 24"

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PALERMO. Yodit, 26 anni, nel suo Paese d’origine, l’Eritrea, ha studiato Biotecnologia. Grazie ai corridoi universitari potrà continuare il suo percorso accademico a Palermo, frequentando il corso di laurea magistrale in Mediterranean Food Science and Technology. Henok, 25 anni, anch’egli eritreo, ha una laurea triennale in ingegneria chimica. Oggi può continuare il suo percorso come studente di Management Engineering.
Entra, dunque, sempre più nel vivo UNICORE 3.0, progetto promosso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che mira a dare maggiori opportunità di proseguimento degli studi universitari agli studenti residenti in Etiopia, cui viene riconosciuto lo status di rifugiati per poter così godere della protezione internazionale.

Il progetto è sviluppato dalle Università italiane in partenariato con Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Caritas Italiana, Diaconia Valdese, Centro Astalli e Gandhi Charity. Partnership che agevola, anche economicamente, gli spostamenti interni per la partenza e gli arrivi degli studenti selezionati, nonché le procedure attinenti il rilascio dei documenti e il sostegno degli stessi anche durante il loro soggiorno in Italia.

La presentazione della domanda per la partecipazione al progetto da parte degli studenti è gratuita: andava presentata nel periodo compreso tra l’1°marzo e il 15 aprile 2021. Mentre i processi di selezione hanno visto diversi step procedurali che prevedevano il coordinamento di un Comitato di Esperti designato da ogni singola Università, con requisiti che riguardavano la residenza in Etiopia da parte dei candidati, l’essere in possesso di un titolo di studio valido per l’ammissione al corso di laurea magistrale prescelto, la conoscenza della lingua inglese, fino ad arrivare al colloquio motivazionale in modalità online.
Le Università italiane coinvolte per il 2021, con 45 borse di studio a disposizione, sono 22, tra cui l’università di Palermo.

Nello specifico, gli studenti selezionati dall’Università di Palermo sono Yodit Tewelde, studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Mediterranean Food Science and Technology, ed Henok, studente di Management Engineering, calorosamente accolti durante l’incontro di benvenuto e di presentazione del progetto al Rettorato, lo scorso 26 ottobre. Sono intervenuti il rettore Fabrizio Micari, Aldo Schiavello, responsabile del Progetto UNICORE per l’Università di Palermo, don Sergio Ciresi, vicedirettore della Caritas diocesana di Palermo, Anna Ponente, direttrice del Centro Diaconale – Istituto Valdese di Palermo, Alfonso Cinquemani, presidente del Centro Astalli di Palermo, Rosario Schicchi, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale “Mediterranean Food Science and Technology”, Manfredi Bruccoleri, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale “Management Engineering” e Alba Biondo, referente amministrativa UNICORE Palermo.

Nella ripartizione dei ruoli del protocollo d’intesa e in un clima di collaborazione, le Università italiane si stanno occupando dell’inserimento dei giovani nel percorso e nel contesto universitario e sostenendo vitto e alloggio inerenti le loro borse di studio, mentre la Caritas e l’Istituto Valdese si occupano della promozione e dell’inserimento sociale degli studenti anche attraverso l’individuazione di un operatore diocesano e di famiglie tutor che possano agevolare in ogni modo il loro percorso di integrazione e, perché no, fungere anche come riferimento affettivo per giovani che provengono da realtà così difficili e precarie.

Quella dei corridoi umanitari è una grande sfida – afferma la direttrice dell’Istituto Valdese Anna Ponente bisogna favorire una cultura di pace, la costruzione di ponti, il diritto di sognare una vita diversa. E non farlo in chiave di assistenzialismo e di pratiche simili che non reggono più, ma camminando insieme in un percorso di crescita garantito da condizioni di sicurezza per i ragazzi”.

Anna Cullotta, responsabile dell’Ufficio di Coordinamento Immigrazione della Caritas diocesana di Palermo, sottolinea l’impegno della Caritas Italiana fin dal 2019, quando il progetto era ancora in fase sperimentale. Mentre per l’Università di Palermo è il primo anno come partner, con ben 30 candidature ricevute e la scelta finale ricaduta su Yodit ed Henok, di origine eritrea.

I due giovani, con l’aiuto della Caritas, stanno iniziando a familiarizzare con il territorio e sono ospitati presso il nostro Centro San Carlo – specifica don Sergio Ciresi, vicedirettore della Caritas diocesana di Palermo, – e lì potranno interagire anche con persone senza fissa dimora ospitate nel nostro polo diurno e anche con coloro che si rivolgono quotidianamente alla nostra mensa in condizioni di indigenza, ma credo che tutto questo possa essere positiva fonte di integrazione per evitare che si formino dei ghetti separati tra stesse tipologie di persone, facendo in modo che ognuno porti la propria storia che, attraverso la conoscenza reciproca e lo scambio, diventa sempre storia condivisa e porta aperta verso il territorio e i cittadini”.
Il vicedirettore di Carits Palermo sottolinea anche quanto sia stato importante aver camminato insieme a tanti enti del Terzo Settore coinvolti nel progetto e come questa sia la strada giusta per portare avanti delle visioni comuni assieme al privato sociale e alle Istituzioni, in quello che deve essere un contrasto alla povertà non solo come obiettivo condiviso, ma anche come prospettiva culturale di ampio respiro.

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