HomeCronacaProvinceLivatino "Patrono dei Magistrati italiani". L'Arcivescovo Damiano: «Profezia contro le mafie»

Livatino “Patrono dei Magistrati italiani”. L’Arcivescovo Damiano: «Profezia contro le mafie»

Il decreto della Santa Sede arriva a pochi giorni dal ricordo della nascita del giudice beato. Il tributo della CEI e dell'Arcivescovo di Agrigento: «Resistenza alla mafia vissuta con le armi della legalità»

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AGRIGENTO. Passaggio storico per la Chiesa e la magistratura italiana. Il beato Rosario Angelo Livatino, «primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire» (come ricordato dal Papa), con decreto emanato il 7 ottobre 2026 dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti è stato ufficialmente dichiarato Patrono dei Magistrati italiani.

Un traguardo spirituale e civile che corona un iter di discernimento fortemente sostenuto dall’episcopato italiano. In tutte le fasi del percorso di approvazione, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha accompagnato la richiesta del Comitato promotore, vedendo nella figura del giovane giudice agrigentino ucciso dalla Stidda nel 1990 un modello luminoso e uno speciale intercessore per chiunque sia chiamato ad amministrare quotidianamente la giustizia.

Mons. Damiano: «Profezia di una resistenza alla mafia con le armi della legalità»

La notizia della proclamazione – giunta nel giorno della memoria della Beata Vergine Maria del Rosario – è stata accolta con profonda gioia anche dalla Chiesa agrigentina. In un intervento raccolto dal settimanale diocesano L’Amico del Popolo, l’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, ha sottolineato la portata profetica del giudice beato: «Il 9 maggio 2021, giorno della beatificazione del giudice Rosario Angelo Livatino, alla comunità dei credenti, agli uomini e alle donne di buona volontà, a coloro che hanno fame e sete della giustizia, è stato dato un modello. Ponendosi Sub tutela Dei, il giudice Livatino manifesta la perfezione della carità non nella vita contemplativa o in opere caritative-assistenziali, ma nell’unità di un’esistenza animata dal Vangelo e dalla ricerca della giustizia, intesa – come ci ha insegnato – come donazione di sé a Dio nell’ordinarietà del suo impegno civile e professionale.»

L’Arcivescovo ha evidenziato come la figura di Livatino rappresenti ancora oggi un faro per l’intera collettività: «Lo spessore della sua figura di uomo, di cristiano e di magistrato ci viene offerto come profezia di una resistenza alla mafia pensata e praticata con competenza, sacrificio e impegno, vissuta con le armi della legalità e della giustizia: “armi del bene” di un magistrato umile ma non remissivo, giusto e discreto.»

Il ricordo della CEI: «Verità, carità ed etica cristiana»

Accogliendo con profonda gratitudine la decisione della Santa Sede, il Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ha tracciato il profilo del nuovo patrono sottolineandone il valore esemplare: «Il giudice Livatino si è distinto quale autentico uomo di legge e fedele servitore dello Stato. Nel suo servizio alla collettività, è stato capace di contemperare nell’esercizio delle sue funzioni la verità con la carità, la scienza giuridica con l’etica cristiana e l’atto del giudicare con un discernimento illuminato dalla fede e dalla preghiera.»

Con questo decreto, la memoria di Rosario Livatino trascende la dimensione locale per diventare punto di riferimento etico e spirituale permanente per l’intera togatura italiana.

La proclamazione a Patrono dei Magistrati del beato Livatino arriva a pochi giorni dal giorno della sua nascita, 3 ottobre 1952, e dalla memoria liturgica del 29 ottobre.

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