17.5 C
Palermo
martedì, 16 Aprile 2024
HomeStorie di vitaDal Marocco a Palermo, l'impegno di Rachid per le periferie della città che l'ha accolto

Dal Marocco a Palermo, l’impegno di Rachid per le periferie della città che l’ha accolto

Da oltre 10 anni, l'ex atleta è impegnato per favorire processi d'inclusione e combattere la dispersione scolastica tramite lo sport. Alle Istituzioni chiede: "Più spazi e campi polivalenti nelle periferie per l'aggregazione"

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"
spot_img
  • arietegemelli width=cancro
    leoneverginebilanciascorpione
    sagittariocapricornoacquariopesci
spot_img

PALERMO. Dal primo approccio con la città di Palermo all’impegno nelle periferie. Da protagonista dell’atletica leggera italiana al lavoro nei quartieri fragili dello Zen, dello Sperone, nel centro storico e nella provincia. Un lavoro di rete quello svolto dall’ex atleta Rachid Berradi, in collaborazione con il CONI, con gli Istituti Scolastici e le realtà del territorio.

Da oltre dieci anni, l’ex atleta con la sua associazione ASD “Atletica Berradi 091” lavora attivamente nel territorio di Palermo promuovendo l’inclusione sociale e combattendo la dispersione scolastica attraverso lo sport. E rivolge un appello alle Istituzioni perchè forniscano più servizi e spazi sportivi per l’aggregazione ai luoghi marginali partendo dalla semplicità.

A 10 anni, l’arrivo a Palermo dal Marocco

“Il primo approccio con la città è stato un pò difficile. Il primo ostacolo è stato quello della lingua. Non parlando la lingua italiana, quello che impedisce qualsiasi forma di comunicazione. L’approccio col mondo della scuola dove lì per fortuna ho avuto l’aiuto di tanti compagni ma anche di un insegnante di francese che io porto sempre nel cuore, la professoressa Silvestri, che mi ha dato la possibilità e in qualche modo ha fatto da mediatrice per la lingua francese. Ha fatto la figura di mediatrice quando nel 1986 non c’erano ancora le figure dei mediatori.

Basta girare un poco la città che si trovano diversi non solo monumenti ma tracce degli arabi a partire dai mercati del centro storico e tante altre realtà che in qualche modo ti facevano pensare al Marocco. La partenza è stata un pò difficile ma essendo un ragazzino di 10 anni c’era da una parte la felicità di un bambino che stava partendo verso un viaggio lungo – con la mia famiglia abbiamo fatto un viaggio dal Marocco attraversando la Spagna col treno, poi la Francia e poi l’Italia – ma allo stesso tempo c’era l’immagine di questi parenti che piangevano perchè stavamo lasciando il Marocco. A distanza di quasi 35 anni posso dire che è stata la scelta giusta da parte dei miei genitori”.

L’inizio della carriera sportiva

“La mia carriera sportiva è iniziata per gioco ma soprattutto la voglia di potermi mettere in gioco attraverso lo sport. In una notte è scattato in me un pensiero, un dialogo con la città di Palermo, che mi aveva dato molto, che mi aveva dato la possibilità di arrivare molto lontano partendo e allenandomi in questa città nonostante tutte le difficoltà che abbiamo. Ho pensato quindi di mettere la mia esperienza a disposizione o fare qualcosa. L’unica cosa che sapevo fare era quella di correre o insegnare ai bambini o portarli al mondo dello sport.

Credo fortemente che lo sport possa essere uno strumento non solo di inclusione ma di riscatto sociale. Se ad un bambino gli dai la possibilità anche attraverso lo sport, questo bambino tira fuori tutto quello che ha dentro. Siamo presenti da più di cinque anni in alcuni luoghi, in altri da più di dieci anni, ma quello che si fa è dare continuità. Le giornate spot non servono a niente, serve solo a illudere i bambini. Quando dai continuità si crea un rapporto di fiducia, si diventa un punto di riferimento per tutte queste realtà difficili della nostra città”.

L’impegno nelle periferie e l’appello alle Istituzioni

“Nelle periferie siamo presenti allo Sperone e allo Zen, nel centro storico e nella provincia dove, nelle piccole strutture delle scuole, con il CONI cerchiamo di garantire delle attività sportive ai ragazzi, di pomeriggio. Tutto a titolo gratuito. Se dei ragazzini li prendi da un quartiere, come lo Zen, e dopo neanche 2 km già sono allo Stadio delle Palme, invece per loro è come se fosse un viaggio, quando ti dicono ‘andiamo a Palermo’, questo significa che c’è una distanza fisica come se fosse un viaggio. Lì ho capito che c’era molto da fare, che il lavoro nelle periferie è importante perchè è come se ci fosse un’esclusione. Questi bambini si identificano molto nel quartiere dove vivono.

Il nostro compito, per quanto mi riguarda, anche le Istituzioni dovrebbero fare molto, è cercare di accorciare questa distanza perchè questi bambini un giorno non potranno dire ‘andiamo a Palermo’, ma semplicemente ‘andiamo allo Stadio’. Facendo attività sportiva in collaborazione con il corpo docente, si combatte la dispersione scolastica. In diverse occasioni abbiamo visto che un bambino che non si presenta la mattina a scuola e il pomeriggio viene all’attività sportiva, lì viene escluso dall’attività sportiva, perchè noi gli diciamo che è importante andare la mattina a scuola e il pomeriggio fare attività sportiva. 

Questi ragazzi hanno bisogno di poco, non hanno bisogno di grandi investimenti o grandi palazzetti dello sport, ma hanno bisogno di conoscenza. Hanno bisogno di vedere che c’è altro oltre la realtà che vivono quotidianamente. Non cerchiamo campioni nello sport ma cerchiamo campioni nella vita. Cerchiamo di indirizzare i ragazzi a diventare campioni nella vita, che è la cosa più importante. Quando ho ricevuto il Cavalierato dal Presidente della Repubblica, è stato un riconoscimento emozionante, venendo da un Presidente palermitano. Non è altro che un atto di responsabilità, che mi dà lo stimolo a fare ancora di più rispetto a quanto fatto fino ad adesso. 

L’appello principale lo faccio alle Istituzioni della nostra città. L’appello che faccio è di creare degli spazi o dei campi polivalenti dove i bambini possono in qualche modo trascorrere il pomeriggio facendo attività sportiva. Don Pino Puglisi diceva proprio questo: ‘Ognuno di noi deve fare la propria parte per contribuire al cambiamento di questa terra”.

In copertina: Rachid Berradi con i ragazzi dell’I.C.S. “Sperone-Pertini” di Palermo

 

 

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img

Twitter

spot_img