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lunedì, 26 Settembre 2022
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“Abilmente ai fornelli”, così la coop Libera…mente prepara giovani con disabilità psichica al lavoro

Il progetto, finanziato dall’otto per mille della Chiesa Valdese, ha visto il coinvolgimento attivo di alcuni ragazzi per un periodo complessivo di 5 mesi all’interno di una azienda agricola palermitana

Stefano Edward Puvanendrarajah
Stefano Edward Puvanendrarajah
Laureato in comunicazione pubblica d'impresa e pubblicità presso l'Università di Palermo, è attivista dei diritti umani con esperienze pregresse di rappresentanza politica e sociale della comunità tamil palermitana

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PALERMO. Un progetto di inclusione sociale finalizzato all’inserimento lavorativo dei disabili psichici. È questa la mission del progetto “Abilmente ai fornelli”, promosso dalla cooperativa Libera…mente e finanziato con i fondi dell’Otto per mille della Chiesa Valdese.

Gli obiettivi e le attività principali del progetto di Libera…mente

Il progetto nasce dalla voglia di sviluppare e integrare i nostri servizi assistenziali con la prospettiva di supporto ai nostri utenti in un processo di empowerment e in un’ottica di sviluppo della maggior autonomia possibile – dichiara Antonella Radicelli della cooperativa Libera…mente -. Nello specifico questo è un progetto pilota, per noi era la prima esperienza di accompagnamento al lavoro, che ha visto il coinvolgimento di 3 ragazzi di circa 20 anni con formazioni pregresse diverse ma con la stessa passione per la natura – prosegue Radicelli -. I ragazzi sono stati impegnati per 5 mesi in una borsa lavoro come addetti al processo di trasformazione agroalimentare presso un’azienda agricola palermitana che aveva già ospitato persone fragili, a gestione familiare e con un’ampia diversificazione di prodotti e colture. I ragazzi sono stati supportati per tutto il periodo da un’equipe psicosociale che comprendeva due psicoterapeuti, un tecnico della riabilitazione e un operatore specializzato. L’equipe è stata a sua volta supervisionata da 3 dirigenti Asp ed era in stretta e costante relazione con i moduli di salute mentale e i case manager che li avevano in carico“.

Le sensazioni dei ragazzi coinvolti e l’entusiasmo delle famiglie

Lavorare in equipe e in rete con le istituzioni invianti è stato fondamentale per aiutare i ragazzi coinvolti in queste attività progettuali: “I ragazzi sono stati incuriositi e stimolati a confrontarsi con limiti e paure, questo ha provocato momenti di spaesamento e frustrazione che non sarebbe stato possibile superare se non avessimo lavorato sempre in equipe e in rete con le istituzioni invianti – riferisce Angela Maiorana -. La rete e il gruppo di lavoro sono state la forza più grande di questo progetto, perché ci hanno permesso di contenere e supportare operatori e partecipanti”.

Inclusività delle diversità attraverso il superamento di qualsiasi forma di barriera, dialogo tra i soggetti coinvolti e soprattutto la diffusione dell’entusiasmo da parte delle famiglie nel vedere la partecipazione dei ragazzi in queste attività. È questo ciò che si evince dalle parole di Maiorana: “Le famiglie sono state prima entusiaste e poi grate nel veder sbocciare i ragazzi e anche nei momenti di crisi sono sempre state risorse nell’aiutare lo staff a gestire le peculiarità di ognuno – riferisce con entusiasmo Maiorana -. Questo è il futuro che immaginiamo e che vogliamo contribuire a costruire. Un futuro dove i giovani e le diversità possano trovare luoghi per crescere spontaneamente, non da soli”.

Dalle parole di Maiorana si evince anche l’impegno continuativo e dinamico della cooperativa Libera…mente che attraverso il progetto #Lab360 creerà uno spazio in cui a farla da padrona vi sarà la centralità dell’equipe multidisciplinare fatta da psicologi, sociologi, artisti che animerà questo luogo in termini di relazioni umane, creatività ed ispirazioni professionali: “In questo senso va il progetto di #Lab360 che sarà un luogo dove coltivare relazioni, creatività e ispirazioni professionali accompagnati sempre da un’equipe multidisciplinare composta da psicologi, sociologi, pedagogisti, artisti e tanto tanto altro”, conclude Maiorana.

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