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giovedì, 13 Giugno 2024
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“L’allattamento che cura le ferite”: così “L’arte di crescere” aiuta le mamme di Palermo

I dati 2022 dell'Istituto Superiore di Sanità sull'allattamento in Italia che vedono la Sicilia all'ultimo posto. La storia di mamma Ivana del quartiere Sperone di Palermo che supera il lutto di sua figlia con l'allattamento di uno dei suoi primogeniti. Oggi è una "mamma alla pari", con l'associazione di volontariato, per incoraggiare altre mamme

Lilia Ricca
Lilia Ricca
Giornalista pubblicista, laureata in Comunicazione per le Culture e le Arti all'Università degli Studi di Palermo, con un master in Editoria e Produzione Musicale all'Università IULM di Milano. Si occupa di cultura, turismo e spettacoli per diverse testate online e da addetto stampa. Scrive di sociale per "Il Mediterraneo 24"
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PALERMO. “L’allattamento mi ha liberata dal mio lutto. Circa tre anni fa sono rimasta incinta della mia terza figlia, Giulia, che al sesto mese di gravidanza ha deciso di lasciarci. Era la mia terza gravidanza dopo Marta e Federico, di 7 e 4 anni. Una formazione sul diventare mamma mi ha aiutata ad allattare i primogeniti, con gioia. Poi Giulia. Quando ho partorito ho avuto una montata lattea. A casa c’era Federico che ancora stavo allattando e, tornata dopo l’ospedale, do a lui quel latte che era per mia figlia. Ho elaborato il lutto. Quel senso di potenza che è nelle donne, la loro capacità di allattamento, mi ha liberata. E ho pensato di promuovere questa risorsa naturale alle altre mamme cercando un ruolo in questo mondo. Ho contattato l’associazione ‘L’arte di crescere’, che di recente aveva commissionato il murale ‘Sangu e Latti’ nel mio quartiere, allo Sperone”.

Passando lungo la strada che costeggia “Sangu e latti”, la mamma di Ivana e nonna di Marta e Federico, vedendo quel murale che stonava col contesto, torna a casa riferendone alla figlia: “Hanno dipinto una mamma che allatta, sembri tu”. “Una mamma che allatta, allo Sperone? Vado subito a vedere. Ero sconvolta”, racconta mamma Ivana. La commozione prende il sopravvento. C’era una grande somiglianza tra me e quella donna nel ritratto. Mi sono rivista in quel dipinto. Era come se lo Sperone mi avesse fatto un gran regalo. Proprio a me. Una dedica. Volevo diventare ‘mamma alla pari’, per aiutare altre mamme dopo il lutto di mia figlia Giulia e il mio vissuto con Marta e Federico. Scopro, poco dopo, che la stessa associazione che avevo provato a contattare aveva commissionato quel murale”.

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Una coincidenza o il destino? La storia di Ivana è quella di un quartiere, lo Sperone di Palermo, dove mancano i servizi e non c’è un asilo nido nonostante le migliaia di bambini 0-3 anni ed una popolazione di 70.000 abitanti che è pari alle città di Trapani e Agrigento. L’associazione L’arte di crescere nel 2019 commissiona “Sangu e latti” ad Igor Scalisi Palminteri, per promuovere l’allattamento e accendere dei riflettori in un quartiere dove anche il tasso di allattamento è molto basso. E dove la mancanza di servizi per la prima infanzia è un limite per le madri che vogliono pensare anche un pò a sè stesse. È quel ‘potere delle donne’ che due mamme del quartiere hanno riscoperto, per esempio, con un viaggio a Lecce favorito dall’associazione “L’arte di crescere” e organizzato dall’Alleanza Creativa Sperone167, che ha permesso loro di viaggiare per la prima volta e instaurare delle relazioni alla pari.

“Le pari opportunità hanno anche pareti, e fasciatoi, e giardini”, sostiene con forza Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica della Scuola “Sperone-Pertini”, che ha fatto da collante tra l’artista e l’associazione “L’arte di crescere” per realizzare “Sangu e latti”, quel murale che nel 2019 ha cambiato le sorti del quartiere. “Questo è il primo muro che ho dipinto allo Sperone ed è dedicato all’importanza di allattare al seno le bambine e i bambini, che spesso questa città dimentica. Partiamo dal latte della mamma per prenderci cura di loro, del loro corpo, del loro spirito, delle loro aspirazioni. Prendiamoci cura dei loro occhi, che possano guardare con amore ciò che li circonda”, si legge dal sito ufficiale dell’artista.

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LA SICILIA ALL’ULTIMO POSTO PER TASSO DI ALLATTAMENTO

Secondo l’indagine ‘In Primis’ del 2019, le donne che allattano di più sono quelle di ceto sociale medio-alto. “Tra i determinanti di un tasso così basso c’è l’aspetto commerciale oltre quello socioculturale. Il più grande strumento di marketing mai inventato? Il latte artificiale. Che non è latte ma è una formula chimica. Di allattamento ce n’è uno ed è quello che viene dalla madre. Non è necessario specificare che sia ‘al seno’ perchè quello artificiale è identificato come ‘alimentazione con formula”, spiegano le mamme volontarie dell’associazione “L’arte di crescere”, Ivana, Claudia e Monica, che nel 2022 a Palermo hanno accolto con l’associazione, 103 richieste di aiuto gestite da 9 mamme alla pari, con incontri one to one.

Non solo lo Sperone di Palermo. In Italia, la Sicilia è ultima per tasso di mamme che allattano i propri figli. Secondo l’indagine “Sorveglianza bambini 0-2 anni” condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2022 e pubblicata a fine marzo 2023, il 17,2% in Sicilia (il più alto di tutte le regioni) non è mai stato allattato dal latte di mamma. Riguardo l’allattamento esclusivo, cioè solo latte di mamma, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove per i primi sei mesi di vita, su una media del 46,7% relativa ai 2-3 mesi, la Sicilia è la più in basso con il 29,6% mentre a 4-5 mesi su una media del 30%, la Sicilia è al 13,5% sempre la più in basso e anche molto lontana dalla media nazionale. Nella fascia più alta di 12-15 mesi, la Sicilia si conferma ancora in basso con il 27% rispetto alle regioni con un tasso di allattamento più alto.

Un trend che si conferma basso rispetto ai dati Istat nazionali del 2014 sull’allattamento in cui la Sicilia era all’ultimo posto e all’indagine “In Primis” fatta nel 2019 dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Università di Palermo e dal DASOE della Regione Siciliana, in cui la Sicilia è ultima, con un tasso alla dimissione e ai 6 mesi, molto basso. Una donna su dieci sceglieva in Sicilia, nel 2019, di allattare il proprio bambino a 5-6 mesi.

TASSO BASSO DI ALLATTAMENTO: SERVIZIO SANITARIO E “VIOLENZA OSTETRICA”

“Nell’indagine ‘In Primis’ viene fuori che molte donne ricevono alla dimissione dall’ospedale la cosiddetta prescrizione della formula con la marca. Una pratica contraria al Codice Internazionale e alla Legge Italiana, per cui è prevista una disposizione ma non è prevista una sanzione”, spiega Claudia, avvocato e mamma volontaria dell’associazione.

L’allattamento è un argomento che divide. E a proposito di determinanti commerciali che condizionano le nostre scelte, continuano così le mamme dell’associazione, che operano con eventi e laboratori di formazione nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla prima infanzia all’Università: “La variazione di prezzo di una formula artificiale, che va dai 10 ai 39 euro – cambia il marchio ma non la sostanza – la comprende anche un bambino. È difficile combattere questo condizionamento di mercato. Le formule 1, 2 e 3 per accompagnare la crescita del bambino, sono state riconosciute di recente dalla FAO come alimenti ultra-processati. Un problema grave per la salute e per l’ambiente”.

Anche il servizio sanitario territoriale (consultori, punti nascita, ospedali, cliniche) fino al pediatra di famiglia è un determinante per il basso tasso di allattamento. “Da alcune indagini emerge la violenza ostetrica‘, dei trattamenti poco rispettosi subiti dalla donna, che minano la sua potenza e competenza come donna e come madre nonostante durante dei corsi di pre-parto fosse emerso il loro desiderio di allattare. L’esperienza del parto è già traumatica. Ci sono donne che utilizzano l’allattamento per ‘recuperare ferite’ come questa“, spiegano Monica, Claudia e Ivana.

COME FAVORIRE L’ALLATTAMENTO. RISCHI E BENEFICI

Come indicato dall’Oms Unicef nel progetto “Ospedale amico del bambino”, servono maggiore formazione degli operatori sanitari in modo che si parli un linguaggio comune e una policy aziendale favorevole all’allattamento. C’è il ‘contatto pelle a pelle’, per almeno 2/3 ore dopo il parto. Nel contesto familiare, le mamme cedono al primo e al secondo biberon, per riposare e siccome la produzione dipende dalla suzione, ogni biberon in più è una produzione in meno della donna perché il bimbo ciuccia meno. Finiscono così gli allattamenti.

La protezione dell’allattamento protegge anche le mamme e i bambini che scelgono di non utilizzare il latte materno. Ci sono pochi casi in cui la donna non può allattare: la sua morte, delle patologie gravi o per sua decisione. E c’è una sequenza di scelte nell’allattamento con cui si procede. Per primo, il latte di mamma direttamente dal suo seno. Poi, il latte di mamma tirato dalla stessa. La terza scelta è il latte di un’altra donna (es: banche del latte). Infine c’è l’emergenza come nel caso della poliziotta che allatta un bambino perchè la mamma non poteva farlo. La quarta scelta è la formula artificiale con i requisiti di legge.

Cosa succede nei quartieri più disagiati o chi non ha la possibilità di allattare? “Che si usino dei latti non adeguati. Come quello vaccino diluito con acqua che crea moltissimi problemi di salute ai bambini. Un altro problema è che la formula non è sterile, questo non viene pubblicizzato adeguatamente e non c’è un’indicazione in etichetta nonostante le indicazioni FAO. Per ricostruire in sicurezza la formula devi: portare ad ebollizione l’acqua (100°), aspettare che si raffreddi fino a 70° per ricostruire la formula, quindi, aspettare i 37° per somministrare la formula”, spiegano dall’associazione.

“Un percorso molto lungo che non vale la pena pubblicizzare”, ironizza Claudia e conclude. “Una ricostruzione della formula a 45-50% è pericolosa perché si proliferano i batteri. Ci sono stati casi, in paesi del terzo mondo come nella civilissima Francia, di salmonella e di batteri che prolificano. Come il noto laboratorio Lactalis, coinvolto in uno scandalo. Di recente, negli Stati Uniti si è verificato un caso simile: tutte le confezioni di formula sono state ritirate dal mercato”.

La foto che ritrae “Sangu e latti” è tratta dal sito di Igor Scalisi Palminteri.

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