HomeCronacaPeriferiePallavicino, il campetto e lo spazio verde diventano "cantieri di comunità"

Pallavicino, il campetto e lo spazio verde diventano “cantieri di comunità”

Dopo l'inaugurazione, l’Opera Segno realizzata nella parrocchia Maria SS. Addolorata grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e al progetto “Sei tu la mia città” della Caritas di Palermo si consolida come presidio educativo per il quartiere

Daniele Viola
Daniele Viola
Giornalista pubblicista dal 2023 e laureando in Lettere Classiche, dirigo la testata Partinicolive.it e collaboro con diverse realtà editoriali, fin da quando avevo 11 anni. Nutro una profonda passione per la radio e la televisione, strumenti che utilizzo per dare voce al mio desiderio di raccontare la realtà con cura e dedizione. Unisco quotidianamente la mia formazione umanistica al dinamismo dell’informazione, cercando di narrare il presente con chiarezza e professionalità.
spot_img
spot_img

PALERMO. Uno spazio che rinasce, un luogo di incontro restituito alla comunità. Nella parrocchia Maria SS. Addolorata di Pallavicino sono nati uno spazio verde e il campetto polifunzionale, segni concreti di una comunità che investe nei giovani, nelle famiglie e nella condivisione. A distanza di tempo dalla sua inaugurazione, le strutture si cominciano a consolidare come un presidio fondamentale per l’intero quartiere. Si tratta di un’Opera Segno, finanziata dall’8xmille alla Chiesa Cattolica e resa possibile grazie alla progettualità “Sei tu la mia città” della Caritas Diocesana di Palermo come impegno concreto per trasformare gli spazi in luoghi vivi, accoglienti e aperti a tutti. Lo “Spazio Verde”, intitolato a padre Giuseppe Grillo, rappresenta il segno di una comunità che guarda al futuro e cresce insieme. Lo conferma il parroco don Emmanuele Di Peri. Per lui si tratta di un traguardo fondamentale per tutta la comunità, ma soprattutto un punto di partenza. “Il desiderio è veramente grande – dice –: vogliamo che tanti ragazzi possano trovare nella parrocchia, attraverso questo spazio verde, un punto focale per poter crescere, essere educati e incontrare l’altro, il fratello”, spiega il parroco, sottolineando come l’obiettivo profondo sia quello di “vivere la dimensione della fraternità e la dimensione della fede“.

Per Don Emmanuele, la missione principale della Chiesa sul territorio passa proprio da qui: creare strutture formative affinché i giovani non solo crescano insieme, ma imparino anche a sviluppare le proprie capacità e i doni personali che Dio ha fatto a ciascuno di loro.
In un quartiere periferico, tuttavia, l’apertura di un’area del genere va a impattare su dinamiche sociali complesse e sfide quotidiane non indifferenti. La sfida educativa, oggi, si gioca anche sul terreno dell’isolamento tecnologico e della perdita di relazioni reali. Il parroco non nasconde la complessità del contesto attuale, definendola una sfida tutt’altro che facile, specialmente in un periodo storico in cui tutto sembra dipendere dai social e da un’intelligenza artificiale che rischia di sostituire l’intelligenza e il contatto umano. Proprio per contrastare questa tendenza, la creazione di spazi all’aperto diventa un’alternativa concreta. “Creare dei luoghi dove si sta insieme anche attraverso il gioco, organizzandosi, ci permette di sviluppare quelle capacità intellettive e relazionali che ognuno di noi possiede“, afferma don Emmanuele, convinto che il progetto educativo vada costruito tassello dopo tassello.
Le difficoltà non mancano, soprattutto per quanto riguarda il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni, una fatica che si avverte anche all’interno della realtà ecclesiale, dove le forze giovanili spesso tendono a sfuggire. Eppure, la determinazione resta salda.

Il parroco assicura di non voler demordere e sta già costruendo questo percorso giorno dopo giorno attraverso una presenza costante e un approccio personalizzato, incontrando i ragazzi a piccoli gruppi, proponendo loro un momento di preghiera e lasciando poi spazio al gioco. Questo rappresenta solo il primo passo di una strategia più ampia. L’obiettivo a lungo termine è quello di coinvolgere persone formate in diverse discipline sportive, come il basket, il calcio e la pallavolo, per dare vita a realtà che siano al contempo di aggregazione e di crescita. Lo spazio è stato pensato con una finalità educativa: non dovrà essere un luogo dove spendere tempo senza fare nulla, bensì un ambiente dove mettersi a disposizione e da sfruttare nel miglior modo possibile. Per dare concretezza a questa visione, la parrocchia si è già iscritta al Centro Sportivo Italiano (CSI) e ha avviato la collaborazione per la preparazione di nuovi animatori; un percorso che ha già visto tre giovani della parrocchia partecipare al primo corso per formatori sportivi.

​Nato dall’investimento dei fondi 8xmille e dal progetto “Sei tu la mia città” della Caritas di Palermo, questo luogo non è mai stato un semplice pezzo di cemento, ma un’”Opera Segno“. “Il campetto di calcio ristrutturato presso la parrocchia di Pallavicino a Palermo è un ulteriore tassello per costruire cantieri di comunità – afferma don Sergio Ciresi, direttore della Caritas Diocesana -. Questa ristrutturazione comporta appunto laboratori sportivi, momenti di aggregazione, di socialità tra i ragazzi e le ragazze della parrocchia e del quartiere. Siamo veramente contenti di essere riusciti a restituire questo campetto, crediamo sempre più di creare questi luoghi di comunità, di aggregazione, di convivialità, appunto non solo per contrastare la povertà educativa, ma anche per creare comunità di cui oggi più che mai abbiamo bisogno“. Il campo di Pallavicino potrà quindi essere un’alternativa concreta alla strada, alla dispersione, in un territorio complesso, capace di offrire ai minori e alle famiglie un perimetro di legalità, sport e socialità protetta, lontano dalla microcriminalità e dalla mafia.

spot_img

Leggi anche

spot_img
spot_img

Ultime notizie

spot_img