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Autismo e sport: a Catania i risultati di “Sport AUT”

Si conclude l'iniziativa di Fondazione Èbbene e Sportfund. Percorsi di karate, nuoto e padel per l'autonomia dei ragazzi

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CATANIA. Lo sport come esperienza di crescita e partecipazione alla vita sociale, attraverso un percorso che ha accompagnato bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico nello sviluppo delle proprie capacità, dell’autonomia e delle relazioni con gli altri. È il principio che ha guidato Sport AUT, il progetto di Fondazione Èbbene ETS e Sportfund – Fondazione Italiana per lo Sport ETS, realizzato in co-progettazione con il Comune di Catania, che per dodici mesi ha coinvolto famiglie, istruttori, professionisti e associazioni sportive del territorio. All’Accademia Karate Tosto di Catania, la giornata conclusiva ha riunito bambini, ragazzi, famiglie e operatori che hanno condiviso un anno di attività. Sul tatami, una lezione di karate ha restituito il valore di un percorso costruito sull’ascolto, sul rispetto dei tempi di ciascuno e sulla relazione tra partecipanti e istruttori. Un momento che ha restituito, attraverso la semplicità dei gesti e la forza delle relazioni, il significato umano e sociale di Sport AUT.

A premiare i partecipanti è stata Serena Spoto, assessore comunale ai Servizi Sociali, all’Inclusione e alla Famiglia, tra l’entusiasmo dei bambini e dei ragazzi e la commozione delle famiglie. Alla cerimonia erano presenti anche Elisa Furnari, presidente nazionale di Fondazione Èbbene ETS, Anna Sanfilippo, responsabile territoriale del progetto, Carmen Saccà, coordinatrice per Fondazione Èbbene, Simona Ziino, case manager, e Julia Hoffmann, rappresentante di Sportfund. Nel corso dei dodici mesi, Sport AUT ha coinvolto bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico in diverse discipline, dal karate al nuoto, dalla danza all’arrampicata, fino al ciclismo, al padel e all’equitazione. Le attività hanno favorito lo sviluppo delle capacità motorie, la regolazione delle emozioni e le relazioni con i compagni, attraverso un approccio attento agli interessi e alle caratteristiche individuali. L’ascolto e il rispetto dei tempi di ciascuno hanno accompagnato l’apprendimento delle regole, la condivisione degli spazi e la partecipazione alla vita di gruppo.

Il coinvolgimento delle nove realtà sportive del territorio ha rappresentato uno degli aspetti qualificanti dell’iniziativa. Rendere accessibili le diverse discipline ha richiesto agli istruttori non soltanto competenze tecniche, ma anche una preparazione specialistica, capacità di ascolto e attenzione ai differenti profili di funzionamento dei partecipanti.

La formazione e la supervisione scientifica degli operatori e delle operatrici hanno avuto un ruolo centrale, sia nella conduzione delle attività sia nella valutazione dei risultati. A curare questo percorso è stato il professor Stefano Cainelli, docente dell’Università degli Studi di Trento e consulente del partner Sportfund, che ha inoltre messo a disposizione uno strumento specifico per l’osservazione strutturata delle attività motorie e sportive, con particolare attenzione alle interazioni, all’inclusione sociale e all’acquisizione di autonomie nel contesto sportivo di gruppo.

«La formazione è stata un valore aggiunto fondamentale all’interno del progetto. Nello spettro dell’autismo esistono tanti possibili funzionamenti e comprendere le specificità di ciascun ragazzo è essenziale per poter strutturare le attività e i contesti in maniera adeguata alle loro esigenze. I risultati – rilevati attraverso una scheda di osservazione ideata per questo tipo di attività – mostrano miglioramenti in tutte le aree osservate, confermando l’importanza della formazione e della supervisione nella strutturazione dei contesti, nell’anticipazione delle attività e nella gestione della regolazione emotiva, favorendo una maggiore inclusione. Non basta proporre un’attività sportiva: servono persone formate e specializzate, capaci di strutturare contesti adeguati e monitorare nel tempo l’andamento delle attività», spiega il professor Stefano Cainelli.

Al percorso formativo ha contribuito anche Alberto Benchimol, presidente di Sportfund, partner dell’iniziativa. Accanto alla pratica sportiva, Fondazione Èbbene ha accompagnato le famiglie attraverso un’équipe multidisciplinare composta da psicologi, professionisti sociali e case manager. Le segnalazioni dei partecipanti sono arrivate dai Servizi sociali del Comune di Catania, nell’ambito di un lavoro condiviso tra sistema pubblico e Terzo Settore. L’intervento ha così affiancato alle attività rivolte ai bambini e ai ragazzi un sostegno professionale ai genitori, offrendo occasioni di ascolto, confronto e orientamento.

«Sport AUT dimostra che lo sport può essere uno strumento concreto di inclusione, capace di offrire nuove opportunità di crescita, autonomia e relazione ai bambini e ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Come Amministrazione comunale – ha spiegato l’assessore Serena Spoto, delegata dal sindaco Trantino per i Servizi Sociali e la Famiglia – crediamo che ogni persona debba poter partecipare alla vita della comunità e trovare occasioni adeguate per esprimere le proprie capacità. Per questo è fondamentale costruire una rete stabile tra istituzioni, famiglie, professionisti e associazioni sportive, sostenendo anche i genitori nel loro percorso, trasformando i bisogni delle persone in opportunità concrete».

Dai risultati raggiunti a Catania emerge anche una prospettiva più ampia, che riguarda la capacità del Terzo Settore di trasformare le esperienze territoriali in opportunità durature di inclusione, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni, delle famiglie e delle organizzazioni sportive.

«Sport AUT dimostra quanto sia importante investire nello sport inclusivo e nella collaborazione tra famiglie, operatori e istituzioni. Cresce la disponibilità delle realtà sportive a formarsi e adeguare le proprie strutture. Per noi questo progetto rappresenta il primo passo di un percorso che intendiamo proseguire, a Catania e in altri territori, per garantire nuove opportunità di partecipazione», ha dichiarato Elisa Furnari, presidente nazionale di Fondazione Èbbene ETS.

L’esperienza di Catania si inserisce nel più ampio impegno di Sport for Inclusion Network, la rete nazionale promossa anche da Fondazione Èbbene e Sportfund, che riunisce 25 fondazioni attorno a una visione condivisa dello sport come diritto, opportunità di partecipazione e componente essenziale dei progetti di vita delle persone con disabilità. Un’alleanza che nasce dalla consapevolezza che l’inclusione richiede continuità, competenze e una responsabilità capace di coinvolgere l’intera comunità. La dimensione nazionale consente di mettere in relazione esperienze maturate in territori diversi, valorizzare metodologie e conoscenze professionali e promuovere modelli di intervento applicabili in nuovi contesti. È in questo passaggio, dalla singola esperienza alla costruzione di un patrimonio collettivo, che si esprime il valore della rete: contribuire a rendere lo sport una presenza stabile nei percorsi educativi, nelle politiche sociali e nella quotidianità delle persone, rafforzando il dialogo tra fondazioni, istituzioni e organizzazioni sportive.

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