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18 Maggio 2024
Il Mediterraneo 24Webtv di periferia: gli studenti 'giornalisti' dello Zen raccontano il quartiere

Webtv di periferia: gli studenti ‘giornalisti’ dello Zen raccontano il quartiere

Il nostro laboratorio di giornalismo e comunicazione digitale ha impegnato 11 ragazzi del terzo anno della scuola media Falcone: hanno raccontato i luoghi in cui vivono e il cambiamento che desiderano in un mini-doc

Serena Termini
Serena Termini
È nata il 5 marzo del’73 e ha tre figli. Dal 2005 è stata la corrispondente dell'agenzia di stampa nazionale Redattore Sociale con cui oggi collabora. Da sempre, ha avuto la passione per la lettura e la scrittura. Ha compiuto studi giuridici e sociologici che hanno affinato la sua competenza sociale, facendole scegliere di diventare una giornalista. Ciò che preferisce della sua professione è la possibilità di ascoltare la gente andando al di là delle prime apparenze: "fare giornalismo può diventare un esercizio di libertà solo se ti permettono di farlo".
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PALERMO. Avere gli stessi diritti degli altri per i giovani e le famiglie che vivono allo Zen2, nell’ampia area delle insule popolari, è ancora difficile o addirittura quasi impossibile. Le motivazioni sono tante e, fra queste, ci sono i pochissimi servizi e la forte assenza delle istituzioni che spinge, purtroppo, alcune persone ad ‘arrangiarsi’ per vivere. Nonostante tutto, con 7 incontri in classe e tre uscite nel quartiere, per due mesi e mezzo, 11 giovani, di 13 anni, che frequentano la scuola media Falcone hanno raccontato, con le tecniche del giornalismo sociale, il forte desiderio di avere spazi di vita dove giocare, riunirsi e stare insieme. Al posto della discarica abusiva dei rifiuti, in via Costante Girardengo, vorrebbero, infatti, un parco verde.
In particolare, i giovani, apprendendo, con video e attività interattive, alcune nozioni su media e giornalismo sociale, hanno preso maggiore consapevolezza del loro territorio.

Le attività rientrano nel progetto WebTv di periferia, promosso dai giornalisti della nostra impresa sociale Il Mediterraneo e sostenuto dalla Fondazione Snam ETS. Progetto che prevede altri due laboratori: il secondo, ancora in corso, è con i giovani di Brancaccio con la collaborazione del Centro di Accoglienza Padre Nostro; il terzo, che comincerà in settimana, sarà con i giovani di Ballarò che frequantano la scuola medua Lombardo Radice nel plesso Verga. A conclusione del progetto, verranno realizzati tre minidocumentari con i percorsi compiuti e le interviste realizzate dai ragazzi per raccontare la loro “periferia”.

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Nel quartiere, i giovani hanno intervistato gli operatori della Fondazione Albero della Vita e dell’associazione Laboratorio Zen Insieme e poi il parroco della parrocchia San Filippo Neri. “Per me che frequento il Laboratorio Zen Insieme – dice Giovanni La Gona – è stato bello, con le nostre domande, ascoltare come loro aiutano il quartiere”.

Mattias Traina sogna un quartiere pulito. “Dalla mia casa, se alzo gli occhi, vedo un bellissimo tramonto ma, non appena li abbasso, vedo il montarozzo’ di rifiuti di ogni tipo. Mi piacerebbe che al loro posto ci fossero un bar e dei negozi”. Domenico Cernigliaro vuole che parta la raccolta differenziata: “Vorrei al posto di tutta questa ‘munnizza’ un parco verde dove potere stare assieme ai miei amici. Prima però dovrebbero fare la raccolta differenziata”. “E’ importante giocare e stare liberamente insieme – aggiunge Sharon Basile – solo negli spazi puliti in cui non ci facciamo male per la presenza dei tantissimi rifiuti”. “Vorrei un bel parco grande con le panchine, gli alberi e i giochi – continua Serena Capocchiano – al posto di tutta questa erba sporca piena di spazzatura”. Inoltre, in classe e nelle uscite, i ragazzi hanno riflettuto su cosa significhi per loro rispettare le persone. “Rispettare per me – dice Emanuele Dragna – significa aiutarsi a vicenda nel momento del bisogno”. “Rispettare – racconta Andrea Fazio – significa avere gentilezza, provare empatia per gli altri. Aggiungo, pure, che bisogna avere cura delle cose”. “Rispettare le persone vuol dire – continua Mattias Piazza – non essere razzisti e non giudicare le persone in carcere”.

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“Sapevo che avrei trovato una realtà non facile – afferma Massimo Valentino, preside della scuola Falcone dallo scorso settembre – ma sono rimasto sorpreso positivamente da alcune dinamiche che ho visto. Ho trovato, infatti, un contesto, sicuramente complesso, ma nello tempo con alcune aperture che fanno intravedere spiragli di miglioramento che partono anche da alcune mamme del quartiere. Con alcune famiglie si può lavorare e fare tanto per il bene di tutti i giovani della nostra scuola. Mi sono reso conto che molti ragazzi sanno quali sono le priorità del quartiere. Noi adulti commettiamo l’errore di non ascoltarli dando per scontato quelle che sono le loro necessità. Allo Zen, ci sono dei bisogni evidenti molto importanti; la narrazione aiuta, noi e loro, a conoscere meglio i problemi per capire cosa bisogna fare. Sono giovani che, purtroppo, vivono un territorio pieno di disservizi, se pensiamo alla situazione dei rifiuti, alla scarsa illuminazione, al poco verde e arredo urbano”. “La scuola deve aprirsi sempre di più al territorio offrendo servizi che vanno al di là dell’istruzione e della formazione – continua il preside Massimo Valentino -. Questo lo stiamo facendo e lo faremo ancora di più grazie alla collaborazione sinergica con la chiesa San Filippo Neri e con le associazioni del terzo settore che, da anni, aiutano il quartiere. Solo insieme possiamo raggiungere degli obiettivi significativi per il bene comune”.

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