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martedì, 25 Giugno 2024
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“La Passione di Stracci”: in scena Pasolini secondo Gigi Borruso

Debutto nazionale del sequel teatrale liberamente ispirato al film ‘La Ricotta’ del celebre regista al Teatro Ditirammu

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PALERMO. Debutto assoluto il 17 novembre 2023 alle ore 21 al Teatro Ditirammu de ‘La passione di Stracci’ testo e regia di Gigi Borruso, una coproduzione Ditirammu e Museo Sociale Danisinni. La pièce si ispira liberamente a “La ricotta” di Pier Paolo Pasolini, segmento del film a episodi Ro-Go-Pa-G (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti), che Borruso adopera quale antefatto dell’azione. Omaggio, a sessant’anni dalla sua prima proiezione nel novembre del 1963.
Potremmo immaginarlo, con linguaggio cinematografico, come un sequel. Una sorta di spin-off sulla vita, anzi sulla morte, di uno dei protagonisti dell’opera di Pasolini, Stracci: il povero disgraziato pescato dagli ambienti del sottoproletariato romano, attore per caso, arruolato da una troupe cinematografica per il ruolo del “ladrone buono” in un kolossal sulla Passione di Cristo. Mentre troupe e regista sono immersi nella creazione di una crocefissione manieristica, Stracci muore sulla croce, durante le riprese e nell’indifferenza generale, per l’indigestione causata dall’ingordigia di chi ha avuto fame tutta la vita. È qui che la drammaturgia di Gigi Borruso attecchisce, due giorni dopo l’ultima scena del film: Stracci è ancora sulla croce e non sa di essere morto. La trama si sviluppa quindi in maniera autonoma, ambientata ai nostri giorni, in un contesto popolare palermitano, con il mare della costa sud est e le sue povere borgate proiettati sullo sfondo della scena.

In un’atmosfera irreale e onirica, il fantasma di Stracci – interpretato dallo stesso Borruso – sta appollaiato fra i resti di quel set abbandonato fra le croci e i fondali di tela. Lena, la moglie e Vita, la figlia, lo raggiungono e si siedono ai suoi piedi in silenzio. Stracci racconta loro in modo febbrile del set, sforzandosi di descrivere quel mondo dell’arte per lui oscuro e bizzarro. Un racconto pieno di equivoci, di inconsapevole comicità, a volte ispirato, a volte rabbioso e volgare. Gigi Borruso dipana così il filo d’impercettibile possibilità che sta dietro ogni finzione. Stracci racconta della sua faticosa esistenza, della sua rabbia e della sua tenerezza e, infine, della sua morte trasformandole in un discorso universale sui cortocircuiti socio-culturali del nostro tempo, dove nonostante l’ostentazione mediatica sfugge la morte, il morto, le cause.
In scena è la tensione drammatica della vita di quegli ultimi su cui tanto ha indagato Pasolini, sottolineandone la radicale alterità, la sostanziale estraneità al pensiero borghese, l’ostilità insanabile anche nei confronti di chi vorrebbe rappresentarli, interpretarli, “salvarli” com’è proprio della politica o delle religioni. Borruso narra attraverso questo terzetto di personaggi pescati dalla periferia di una città dimenticata, lo smarrimento dell’arte stessa a comprendere il reale, a intercettare chi è soffocato dal bisogno. Stracci reclamerà sino alla fine “gli 80 euri della sua paga”, null’altro gli importa neppure il fatto che sia morto.

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Stracci è un uomo svezzato dalle privazioni della vita che lo hanno trasformato in un ladruncolo. È un fuorilegge e – di fatto – un uomo privato da ogni diritto, sospeso fra candore e furbizia, fra un caotico desiderio di vita, di rivalsa e la malinconica incapacità di comprendere il mondo. Lena (interpretata da Valeria D’Aquila), persa in un dolore muto, si ravviva solo masticando quel panino tirato fuori dal “cestino” che Stracci le ha conservato e si abbandona inaspettatamente a sognare la magia del mondo dei film, mentre la figlia Vita (Alessandra Guagliardito), giovane ragazza fragile ed enigmatica, resta chiusa in un silenzio ostinato. Ma dove sono finiti tutti, dove s’è spostato il set? chiede disperatamente Stracci. Quando finalmente Lena gli rivelerà che egli è morto, eccolo rivivere le immagini della sua agonia in croce. Ma cosa sono venute a fare sotto la croce Lena e Vita? Davvero – come affermano – giungerà la televisione per intervistarle? Che si tratti di allucinazione o realtà, eccole confessare ai presunti giornalisti venuti a intervistarle sul luogo della disgrazia i loro desideri, la loro vita di stenti e di abusi. E Stracci, cosa dirà a quelli che lo vogliono Santo, a quelli che lo chiamano eroe? Cosa dirà all’Angelo che finalmente gli indicherà la via verso il Regno dei Cieli?

La Passione di Stracci, nata da una riflessione sull’opera di Pasolini, chiude la quadrilogia di Gigi Borruso sulle marginalità umane e sociali, iniziata con “Luigi che sempre ti penza” (menzione speciale ai premi Tuttoteatro 2006, Museo Fratelli Cervi 2013 e finalista premio Betti nel 2008); “Un errore umano” (Premio Fersen per la drammaturgia, 2015) o “Fuori campo” (Premio Tuttoteatro Dante Cappelletti, 2009). Questa opera è anche frutto dell’esperienza che Borruso ha compiuto in questi anni con il Museo Sociale Danisinni, dove dirige il Laboratorio di teatro sociale DanisinniLab, indirizzato alla ricerca d’un possibile dialogo con l’ambiente sottoproletario nel quartiere Danisinni di Palermo. Lo spettacolo è in scena il 17 novembre 2023 alle ore 21:00 al Teatro Ditirammu (Bottega 5, Cantieri Culturali alla Zisa, via Paolo Gili, 4 Palermo). Ha durata di un’ora senza intervallo. Le altre repliche: sabato 18 alle ore 21:00 e domenica 19 novembre alle ore 18:30. Biglietti acquistabili al botteghino; già disponibili sul sito del Ditirammu (https://teatroditirammu.it) e su Tickettando. Per informazioni: 391.3064887.

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